La prima consulenza con Adaltis fu intestata alla Spaziani. A cui poi subentra Di Donna
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Nel mare magnum della Commissione Covid spunta il curioso caso della dottoressa Nicoletta Spaziani (foto). Frusinate anzi anagnina, l'avvocato è stata l'intestataria del primo contratto tra lo studio guidato da Luca Di Donna e la Adaltis, l'azienda che produce tecnologie mediche. La vicenda attiene all'epoca Covid, quando le aziende cercavano la sponda professionale degli avvocati per partecipare ai bandi in grado di garantire forniture di tecnologie mediche, test anti-virus e così via. Il general manager della Adaltis, in Commissione Covid, ha riferito di aver versato 454mila euro totali all'ex collega di Conte Di Donna, appunto, e a Valerio De Luca. Sì, perché i contratti di consulenza, che hanno preceduto le forniture e che sono seguiti a degli incontri con il commissario straordinario di rito contiano Domenico Arcuri, sono stati due. Il primo, firmato dalla Spaziani, prevedeva un compenso "a successo" pari al 10% del valore (93mila euro) effettivamente incassato da Adaltis stessa. Il secondo, invece, è stato firmato direttamente da Di Donna e De Luca. Il 16 maggio del 2020, la dottoressa, che all'epoca si era appena laureata ed era praticante presso lo studio dell'ex collega di Conte, ha inviato una lettera, specificando che per l'incarico si sarebbe avvalsa dell'ausilio degli avvocati De Luca e Di Donna. "Per ragioni organizzative del nostro team di lavoro, sono autorizzati e vi invieranno direttamente le rispettive fatture e/o parcelle", scrive nella missiva. Quindi la praticante firma il contratto ma non incassa un euro. Al contempo, "il team di lavoro" sceglieva di far firmare il primo contratto alla giovanissima praticante, che certo non aveva avuto esperienze di bandi di quel tipo. Ma lo studio optava per far incassare i due, più esperti, avvocati. Un meccanismo che ha suscitato qualche punto di domanda in più, in una delle ultime audizioni della Commissione.







