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Appena dopo le immagini scioccanti del morente Henry Nowak che viene ammanettato sulla base delle false accuse del suo assassino sikh, un’altra forte scossa sta attraversando il Regno Unito. Un video, diffuso inizialmente sui social, riprende un rifugiato sudanese (arrivato da Parigi via Dublino) mentre seduto sul petto di un uomo a terra, coltello alla mano, prova a decapitarlo. Secondo alcuni resoconti alla povera vittima sarebbero stati cavati gli occhi. Nonostante la reticenza delle autorità e dei media tradizionali (un «accoltellamento attribuito a un rifugiato» la scelta lessicale del Corriere qui da noi), il solito copione, tanto basta a scatenare la rabbia popolare.
Solo che non siamo a Southampton. Siamo a Belfast, Irlanda del Nord, il posto in Europa che più di recente ha vissuto una vera guerra civile, con tanto di guerriglieri e attacchi terroristici.
Qui l’esasperazione per l’immigrazione fuori controllo si somma alla rabbia mai del tutto sopita delle opposte fazioni che si sono combattute per decenni prima della pacificazione degli Accordi del Venerdì Santo e che hanno imbracciato le armi contro lo Stato - e chissà quante se ne trovano ancora negli scantinati.
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