Una foto storica con Freni, Magiera, Pavarotti e KabaivanskaRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciNoi tutti conosciamo Luciano Pavarotti, Mirella Freni, Raina Kabaivanska, Nicolaj Ghiaurov e il maestro Leone Magiera, straordinari protagonisti del canto lirico dei nostri tempi. "Ma la tradizione del belcanto modenese ha radici ancora più profonde nel tempo – ricorda il maestro Aldo Sisillo, direttore del teatro Comunale di Modena –. Non tutti sanno, forse, che Herva Nelli, che cantò la prima incisione di ‘Aida’ di Verdi diretta da Arturo Toscanini, era modenese, così come Sofia Scalchi, contralto, fra le interpreti wagneriane più apprezzate". E, andando ancor più a ritroso nei secoli, già fra Seicento e Settecento, grazie ai Bononcini e a tanti compositori amati dagli Estensi, Modena fu capitale dell’oratorio, un genere apprezzato in tutte le corti europee. Parlare di belcanto, insomma, significa parlare di una storia che arriva da lontano e che continua, portandoci verso il futuro. "Proprio per questo abbiamo intitolato questa edizione del festival come ‘Metamorfosi del Belcanto’, seguendo il percorso della voce italiana dalle origini barocche alla contemporaneità", aggiunge Sisillo. "Quest’anno il festival si estende anche temporalmente, dal 16 settembre fino al 12 novembre – sottolinea il sindaco Massimo Mezzetti –. Sarà di fatto la conclusione della lunga estate modenese che si aprirà pure in musica, domenica 21 giugno. La musica si conferma un linguaggio universale per tutti. Nella musica c’è un messaggio profondo, nelle note come nei silenzi". "Nel belcanto noi riconosciamo un profondo valore culturale e sociale – interviene Matteo Tiezzi, presidente della Fondazione di Modena –. E del festival apprezziamo la capacità di tenere insieme tradizione e ricerca".
Lirica, lunga tradizione. Secoli di ’metamorfosi’ per un’edizione più ampia
Budget di 430mila euro per dare lustro al territorio












