Un murales con Neymar, Lionel Messi a Cristiano Ronaldo a Karachi, in Pakistan (Rizwan TABASSUM / AFP). Sotto Giuliano Simeone, nato in Italia, gioca per l’ArgentinaC’è una nazionale che non esiste, eppure è il simbolo più attuale di un mondo che porta a rappresentare una bandiera e un’identità ragazzi che ne hanno più di una, sulla carta d’identità e nell’anima. L’Ansa li ha contati: sono i giocatori presenti alla Coppa del Mondo che sono nati in un Paese diverso da quello che rappresentano.
Per carità, ormai il concetto di nazionalità è diventato qualcosa di meno granitico e soprattutto è meno legato a un territorio geografico. Senza entrare in polemiche politiche su ius soli e parenti giuridici vari, è un dato di fatto che il mondo sia pieno di identità migranti, e lo sport è solo uno degli ambiti in cui questo si vede di più.
I giocatori nati in Paesi diversi da quelli che rappresentano sono 289, la squadra che ne ha di più è Curaçao. Su 48 squadre presenti in questa edizione della Coppa del Mondo, ce ne sono ben 40 che schierano almeno un giocatore nato in un Paese diverso (nel quale in alcuni casi non è addirittura mai stato), per un totale di 289.
Curaçao è un paradosso geografico: un solo giocatore sui 26 della rosa è nato sull’isola, ovvero Tahith Chong. Gli altri 25 sono nati in Olanda, della quale l’isola caraibica è stata a lungo una colonia. Oggi, pur essendo autonoma, Curaçao rimane parte del Regno dei Paesi Bassi. Simile la situazione del Congo, con 20 convocati che non sono nati in Africa, ma quasi tutti in Francia e Belgio. Che cosa spinge giovani nati altrove a vestire la maglia che era dei padri, quasi sempre? Un po’ di orgoglio nazionalista, certo. Ma a volte anche la convenienza, perché nelle squadre più blasonate è più difficile entrare. Il Marocco ha 19 giocatori nati in Francia, Spagna, Belgio, Olanda e Canada. Haiti ne ha 16 che sono venuti al mondo sul suolo di Francia, Stati Uniti e Canada. La Tunisia ha 15 non nativi che arrivano soprattutto da Francia e Germania. Ma anche la Bosnia-Erzegovina (17) e l’Algeria (16) presentano numeri simili, anche se nel caso della Bosnia una parte importante è giocata anche dallo smembramento della ex Jugoslavia.












