Tahith Chong è nato a Willemstad, la capitale di Curaçao. A nove anni era un baby prodigio, mostrava un talento degno di un investimento e si trasferì a Rotterdam, chiamato per entrare nell’accademia del Feyenoord. Era così piccolo che la famiglia si trasferì con lui. I suoi genitori diventarono parte del viaggio, tanto da seguirlo anche quando, adolescente, passò al Manchester United. Ora gioca nello Sheffield Utd, in Championship. Non tutto è andato secondo le previsioni, ma intanto è al Mondiale. Con una sorta di primato: è l’unico calciatore di Curaçao a essere nato nell’isola caraibica. Gli altri venticinque della rosa sono tutti nati nei Paesi Bassi, facendo della Nazionale più piccola di sempre a un Mondiale, una specie di formazione riserve dell’Olanda.Nel mondo che si fa sempre più piccolo e mobile, questo è l’esempio limite. Ma anche una parte di un dato significativo: 289 dei calciatori impegnati nella Coppa del mondo non sono nati nella nazione per cui sono stati convocati. È un record (agevolato anche dall’aumento delle squadre partecipanti) destinato a rimanere tale fino al prossimo Mondiale, perché è l’effetto di tempi nuovi, di baby calciatori che si spostano da piccoli, di figli d’arte che viaggiano con i genitori fino a diventare poi adulti. E anche di una rincorsa alla naturalizzazione, modo rapido per alcune Nazionali minori per mostrarsi con un volto più competitivo e far crescere, con l’esempio, il movimento locale. Una caccia al doppio passaporto che la Fifa consente dando un recinto entro il quale muoversi, delle regole che non permettono eccezioni. Ma questo non è il numero di calciatori con il doppio passaporto, ma di quelli nati altrove, fosse anche per una serie di circostanze, come Giuliano Simeone e Marcus Thuram, entrambi nati in Italia ma ai tempi in cui il Cholo e Lilian erano in Serie A. Ci sono anche casi praticamente estemporanei, come quello di Cristian Volpato, che ha preso la cittadinanza australiana pochi giorni prima delle convocazioni e ora si trova nella rosa dell’Australia, dove gioca anche Alessandro Circati, nato a Fidenza.Si dirà che è il calcio moderno ad andare così, ma forse questa è un’esaltazione involontaria di un concetto caro ai puristi del tifo: quello secondo cui casa non è dove si è nati, ma la maglia che si indossa. Non fosse così, che ci farebbero 20 congolesi, 19 marocchini, 17 bosniaci, 16 algerini e 16 haitiani a questo Mondiale? Tutti nati altrove, tutti convocati. Nel mondo delle distanze corte, è quasi normale. Perché se Haiti ha solo dieci giocatori nati ai Caraibi, è vero anche che la Nazione ha compiuto l’impresa di qualificarsi alla Coppa del Mondo – a 52 anni dalla prima volta – senza mai mettere piede nel paese durante la qualificazione, per via del pericolo di frequentare un paese ostaggio della violenza di bande criminali. E il suo allenatore, Sébastien Migné, non ha mai messo piede ad Haiti in vita sua.Se questo fosse un vizio (ma non lo è), le Nazionali virtuose sarebbero solo otto su 48: Sudafrica, Repubblica Ceca, Brasile, Colombia, Panama, Austria, Svezia e Arabia Saudita sono le uniche che hanno solo giocatori nati sul posto. Se, invece, si giocasse al Mondiale per luogo di nascita, la Francia potrebbe schierare quasi tre nazionali: sono, infatti, francesi di nascita 76 calciatori di quelli che vedrete al Mondiale, sparsi un po’ ovunque. Per molte nazioni conta il passato coloniale, ma in questo caso, come per la Germania (che ha 23 calciatori tedeschi di nascita in altre Nazionali), c’è anche l’allarme per alcuni talenti che preferiscono giocare con altre maglie e, quindi, rendono infruttuoso, in parte, il lavoro delle accademie.Ma sono altri tempi. Una volta sembrava una favola da raccontare quella di Thiago Alcántara. Lui, figlio di Mazinho, è nato a San Pietro Vernotico, in provincia di Brindisi, con il padre campione del Mondo con il Brasile, e ha giocato con la maglia della Spagna. Sfidando, tra l’altro, anche il fratello Rafinha, che invece ha giocato nella Nazionale brasiliana. Ma erano anche i tempi in cui per i calciatori il mondo aveva anche angoli bui. Proprio Mazinho, quando arrivò in Italia, partì dal Brasile convinto di dover vestire la maglia del Pescara, ma poi gli cambiarono destinazione mentre era in volo. Quando fece i primi passi in città disse: “Però, bella Pescara”. Ma era a Lecce, dove poi avrebbe giocato.
Il Mondiale dei nati altrove
Nella Coppa del mondo ci sono 289 calciatori che non sono nati nella nazione per cui sono stati convocati. Solo 8 Nazionali su 48 (Sudafrica, Repubblica Ceca, Brasile, Colombia, Panama, Austria, Svezia e Arabia Saudita) hanno in squadra soltanto giocatori nati all'interno dei confini del paese













