I disturbi della salute mentale sono in aumento in tutto il mondo e si prevede che entro il 2050 interesseranno 1,2 miliardi di persone. In questo scenario, scienziati e ricercatori cercano di comprenderli meglio, di prevenirli e di sviluppare nuovi strumenti terapeutici.
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A differenza delle terapie farmacologiche, le psicoterapie basate sulla parola per i disturbi mentali sono più difficili da sviluppare, perché né gli studi clinici sull’uomo né i modelli animali possono riprodurre pienamente la complessità delle condizioni studiate, creando ostacoli sia pratici sia etici.
Ora un gruppo di ricerca della Technische Universität Dresden, in Germania, ha condotto uno studio per esplorare se i modelli linguistici di grandi dimensioni (large language models, LLM) possano essere utilizzati come strumenti per modellizzare i disturbi mentali negli esseri umani.
«I nostri risultati mostrano che i grandi modelli linguistici possono riprodurre, in condizioni controllate, schemi dei processi affettivi e cognitivi umani», ha dichiarato la dottoressa Magdalena Wekenborg, responsabile del gruppo di ricerca PsychoDigital alla TU Dresden.








