Per migliorare il proprio aspetto fisico e correggere alcune imperfezioni del corpo, lei pensa che potrebbe sottoporsi ad un intervento di chirurgia estetica? È questa la domanda intorno alla quale si sviluppa l’ultimo focus dell’Osservatorio sul Nordest curato da Demos per Il Gazzettino. L’indicazione principale che emerge dai dati analizzati è una certa resistenza culturale verso questo tipo di pratiche: la maggioranza (assoluta, 72%) dei nordestini si dichiara assolutamente contraria al bisturi per l’estetica, mentre, sul fronte opposto, solo una stretta minoranza (6%) afferma di aver già effettuato almeno un intervento. Il 22%, però, confessa di trovarsi in una condizione di rinuncia forzata: ammette che vorrebbe farlo, ma non può permetterselo dal punto di vista economico.
CATEGORIE Quali peculiarità mostrano questi tre orientamenti? Partiamo da quanti rifiutano l’ipotesi di intervenire chirurgicamente sul proprio corpo per ragioni estetiche. Il profilo mostra una presenza superiore alla media di persone di età centrale (45-54 anni, 77%) e anziani con oltre 65 anni (88%), mentre meno estesa sembra essere questa posizione tra gli adulti (55-64 anni, 65%) e quanti hanno tra i 30 e i 44 anni (63%), anche se è tra gli under-30 che la percentuale scende al suo punto più basso (56%). Guardando alla condizione socioprofessionale, invece, emerge un’adesione molto ampia di pensionati (91%) e casalinghe (86%), mentre non lontano dal valore medio si fermano gli impiegati (69%). Al di sotto di questa soglia, invece, ritroviamo operai (55%) e studenti (53%), imprenditori e lavoratori autonomi (56%), liberi professionisti (63%), disoccupati (49%).Consideriamo ora la minoranza che dichiara di aver già fatto ricorso alla chirurgia per modificare parti del proprio corpo. Dal punto di vista anagrafico, emerge una propensione leggermente più alta tra persone di età centrale (45-54 anni, 9%), mentre professionalmente si distinguono liberi professionisti e impiegati, insieme a disoccupati e operai (tutti intorno al 10-11%), anche se è tra gli imprenditori che la quota di chi ha già fatto ricorso al chirurgo estetico raggiunge il valore più ampio (25%). Infine, osserviamo come si caratterizzano coloro che il “ritocco” lo vorrebbero, ma non possono permetterselo economicamente. In questa categoria ritroviamo una presenza superiore alla media di giovani con meno di 30 anni (36%), insieme a quanti hanno tra i 30 e i 44 anni (31%) e gli adulti (55-64 anni, 30%). Guardando alla professione, invece, possiamo vedere come questo desiderio sia presente soprattutto tra operai (35%) e disoccupati (40%), liberi professionisti (27%) e studenti (47%). Intorno al valore medio, poi, ritroviamo impiegati (22%) e lavoratori autonomi (19%), mentre i valori tendono a ridursi al di sotto di questa soglia tra casalinghe (14%) e pensionati (9%).Il bisturi per l’estetica, dunque, resta lontano dall’orizzonte della grande maggioranza dei nordestini. Accanto al rifiuto, però, sembra emergere anche un altro dato. Il desiderio di modificare il proprio corpo non è assente, soprattutto tra i più giovani e i disoccupati: solo che spesso si ferma prima della sala operatoria non per convinzione, ma per ragioni economiche.









