VENEZIA - Da una parte Lega, Stefani Presidente, Futuro Nazionale, Resistere e Alleanza Verdi Sinistra. Dall’altra Fratelli d’Italia, Forza Italia, Partito Democratico e Azione. Proprio il calendiano Nicolò Rocco ieri ha sintetizzato così il rimescolamento di maggioranza e opposizione, avvenuto martedì nell’aula di Palazzo Ferro Fini, nella votazione della mozione sul Mercosur che ha visto astenersi Unione di Centro, Liga Veneta Repubblica, Movimento 5 Stelle e Civiche: «Il bipolarismo è fallito. Quando si mettono da parte gli schieramenti precostituiti e si entra nel merito dei temi che riguardano l’economia, la politica estera e la crescita, evapora il centrodestra ed evapora il campo largo».

IL DIBATTITO La sigla “Mercosur” si riferisce al Mercato comune del Sud, cioè al blocco commerciale sudamericano che comprende Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. L’accordo con l’Unione europea ha previsto, a partire dallo scorso 1° maggio, una zona di scambio che coinvolge 700 milioni di persone. «Una scelta politica che sacrifica pesantemente le filiere agricole e zootecniche italiane di fronte agli interessi di grandi gruppi industriali e finanziari», l’hanno definita i consiglieri regionali Riccardo Szumski e Davide Lovat (Resistere) nella mozione di critica, che ha ottenuto 22 favorevoli, 22 contrari e 4 astenuti. «In caso di parità di voti la proposta si intende non approvata», recita il regolamento, per cui è stata bocciata l’idea di trasmettere al Governo il disappunto del Veneto per l’intesa.Al di là dell’esito, è stata interessante la spaccatura di maggioranza e opposizione. Per esempio la leghista Rosanna Conte (Lega- LV) ha bollato come «molto rischioso» l’accordo, paventando «il pericolo di essere invasi da prodotti che non hanno le nostre qualità». Invece la meloniana Claudia Barbera ha fatto presente «il rischio di invadere competenze giurisdizionali che non sono proprie della nostra assise», alludendo anche al fatto che lo stesso Parlamento europeo ha chiesto un parere giuridico alla Corte di giustizia dell’Ue. «Abbiamo sacrificato l’agricoltura e la sicurezza alimentare per favorire mercati che hanno regole differenti», ha però tuonato il vannacciano Stefano Valdegamberi. Ha replicato il forzista Alberto Bozza: «Sarebbe un errore politico, economico e strategico dire no a un accordo con il Mercosur che offrirebbe prospettive importanti per le nostre imprese agricole». IL TEMPO Vano il tentativo di prendere altro tempo per cercare un punto di mediazione. «Ho chiesto ai relatori alcune modifiche alla mozione, che non sono state accolte, per questo mi sono astenuto dal votarla», ha detto il venetista Alessio Morosin. Del resto secondo Avs, schierata la Lega, di rinvii ce n’erano già stati abbastanza. «Il Consiglio regionale – hanno lamentato Carlo Cunegato ed Elena Ostanel – è stato tenuto in ostaggio da una maggioranza divisa e litigiosa che per ben due settimane ha usato l’assemblea come spazio dove provare a trovare, senza successo, un accordo interno sul Mercosur. Tutto questo dimenticando che l’accordo con il Mercosur è stato firmato anche dal governo Meloni e grazie al voto italiano che ha sbloccato l’impasse in sede europea». Dal fronte del Pd, posizionato con FdI e FI, Jonatan Montanariello ha punzecchiato i leghisti: «Farei un invito alla coerenza. Quando uno non si trova bene su alcuni temi così importanti, come l’agricoltura, abbandona il Governo. Non si può pensare di essere vicepremier quando serve ed essere capi dell’opposizione quando non serve: è un atteggiamento scorretto, anche per i cittadini che noi rappresentiamo».Fonti del centrodestra hanno comunque escluso liti nella maggioranza, riconducendo la frattura allo specifico argomento: «Nessuna crepa, eravamo tutti consapevoli». Ad ogni buon conto, Szumski ha provveduto a diffondere la schermata della votazione, per soddisfare l’indignata curiosità dei propri sostenitori: «A richiesta potete vedere i voti...».