Un flusso di (auto)coscienza durato più di tre ore. Riflessioni, auspici, recriminazioni. Correnti contro, dita puntate, toni accesi. «È andato bene, quando parlo di Lega sono sempre felice», ha dissimulato Matteo Salvini all’uscita dal consiglio federale forse più turbolento della sua segreteria, a detta di chi ieri sotto il sole di Roma ha risentito la tensione di certe notti delle ramazze. Comunque sia, per ora niente “costole” del Nord e del Sud, né nomine di vicesegretari: resta da risolvere il rebus su Luca Zaia, che peraltro fra una settimana non potrà essere presente alla nuova convocazione ventilata dal leader, trattandosi dei giorni in cui aveva già annunciato la propria assenza al raduno inizialmente programmato nel Padovano.

LE VOCI Quel ritiro è stato poi spostato al 4 e 5 luglio nel Trevigiano, ma agli invitati non sono più stati comunicati altri dettagli. Non è però questo il problema principale, fra quelli emersi dal torrido vertice, per quanto il partito abbia assicurato un clima costruttivo: «Salvini ha ascoltato con attenzione gli interventi nel consiglio federale. È determinato a rafforzare sempre di più la Lega, valorizzando il grande impegno degli amministratori (apprezzati in tutti i territori) all’interno del partito». Dalla sede del gruppo alla Camera sono uscite voci di concitazione. Tipo l’urlo di Massimiliano Fedriga che, anche da presidente della Conferenza delle Regioni impegnato sul fronte del Covid, oltre che da governatore del Friuli Venezia Giulia, ha rinfacciato certe posizioni a parlamentari come Claudio Borghi: «Avete fatto i no-vax!». Oppure l’uscita dell’ex sottosegretario Armando Siri, che ha contestato ai presenti l’errore di aver partecipato all’esecutivo guidato da Mario Draghi. «Ha parlato il teologo... », si è lasciato sfuggire Zaia, la cui proposta di una ristrutturazione della Lega secondo il modello Cdu-Csu è stata bollata dallo stesso coordinatore nazionale dei dipartimenti come «un’operazione nostalgia». LA PROPOSTA Zaia ha preso la parola per primo, al termine della lunga introduzione di Salvini, 40 minuti dedicati alla necessità di ripartire «da squadra, organizzazione e temi». Secondo quanto riferiscono i partecipanti, il presidente del Consiglio regionale del Veneto ha citato subito la proposta bavarese: «Voglio ricordare che l'ho presentata per dare un contenuto all’idea della vicesegreteria». Un ruolo che all’incontro non è stato affrontato esplicitamente, anche se il governatore Alberto Stefani avrebbe fatto capire di essere pronto a cedergli volentieri il suo posto di numero due, stando alla dichiarazione che viene riportata più o meno così: «Ora sono occupato a fare il presidente della Regione. Dobbiamo essere il partito dell'efficienza e del buon governo contro chi non è in grado di dare questo esempio». Ma i salviniani temono che lo schema federalista possa essere l'anticamera della scissione, o comunque un sotterfugio per scippare la leadership all'attuale segretario. Nel suo intervento però Zaia si è limitato a insistere sulla «questione settentrionale», sull’esigenza di dare risposte «alle istanze locali», sul bisogno di «cambiare rotta». Per questo appello Attilio Fontana, governatore della Lombardia, si è entusiasmato. Ma fra i lombardi sono esplose rumorose acredini. Al senatore Massimiliano Romeo che esigeva «maggiore attenzione per il Nord», il deputato Andrea Crippa ha risposto: «Facci un esempio di quello che hai fatto tu, visto che sei capogruppo». E quando il medesimo Romeo ha accusato il partito di aver «perso la bussola», tenendo ferme in Parlamento le proposte di legge sulla fiscalità, di nuovo Siri è intervenuto per incolpare gli altri «di non aver comunicato abbastanza e bene ai territori» quanto fatto dalla Lega al governo sulla flat tax e sul piano casa. A quel punto altri gli hanno fatto presente che «non è bello parlare di soldi senza Giorgetti», alludendo al ministro Giancarlo, presente all’inizio dei lavori ma poi uscito per un’audizione in commissione sulla riforma Rai, che lui ha però liquidato così: «Mi pare che fosse stato invitato, ma non c'è...». Al che i governatori del Nord non hanno digerito le sue contestazioni di «non essersi candidati alle Europee, lasciando spazio a Vannacci», rispondendogli a muso duro. I TACCUINI Al termine, ai cronisti sono state consegnate affermazioni di unità. Ha detto Andrea Tomaello, commissario della Liga Veneta: «La Lega ha una squadra forte, con una base solida e delle prime linee importanti. Ed è pronta ad affrontare qualsiasi nuova sfida, sia elettorale che programmatica». Ha sintetizzato Zaia: «Abbiamo fatto un bellissimo federale, tutti hanno potuto esporre le proprie idee. Di Lega ce n'è una sola. Vannacci? Noi non viviamo di nostalgie. Nomine? Non ci sono state, ci rivedremo». Salvini vorrebbe già mercoledì, ma per dire cosa?