«È andata bene, quando parlo di Lega sono sempre felice»: di quale Lega stesse parlando Matteo Salvini all’uscita del Consiglio federale, lo dirà il tempo. Ieri alla riunione, convocata nella sala del gruppo a Montecitorio rigorosamente in presenza, la soluzione alle tensioni che agitano il partito è stata rimandata. Ma la posizione del segretario è stata quella dell’imputato.

ALL’APPUNTAMENTO si sono presentati tutti gli invitati di peso, i governatori del Nord ivi incluso Luca Zaia, che governatore non lo è più e che in punta di statuto non siederebbe nemmeno nel federale, non avendo incarichi istituzionali o di partito. Doveva trattarsi di un passaggio breve, visto e considerato che alle 12 era in programma un consiglio dei ministri e la riunione era convocata appena un’ora prima. La discussione invece si è protratta per oltre tre ore, Salvini ha dato forfait a Palazzo Chigi mentre Roberto Calderoli ha fatto la spola tra i due palazzi, così come Giancarlo Giorgetti che è arrivato all’inizio del Federale per poi abbandonare i lavori a causa dell’audizione in Senato sulla riforma della Rai. «Un ottimo federale, produttivo, una discussione franca. Da qui ripartiamo per rilanciarci» è quanto hanno tenuto a ripetere tutti leghisti al termine dell’incontro. Salvini ha fatto battere al partito una nota stringata: «Ha ascoltato con attenzione gli interventi, è determinato a rafforzare sempre di più la Lega, valorizzando il grande impegno degli amministratori (apprezzati in tutti i territori) all’interno del partito».