L'intelligenza artificiale non può essere lasciata nelle sole mani del mercato né affidata all'autoregolazione delle grandi piattaforme tecnologiche. È questo il punto di contatto più evidente tra la nuova enciclica di Leone XIV, Magnifica Humanitas, e l'iniziativa normativa varata dal governo italiano, che punta a fare dell'Italia il primo Paese europeo dotato di una disciplina organica sull'IA.
«Non basta invocare genericamente l'etica, servono quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, educazione degli utenti e una politica che non abdichi al proprio compito», scrive il Pontefice. In caso contrario, avverte, «il cambiamento sarà governato solo da logiche tecnocratiche e presentato come necessario e inevitabile, finendo per imporre regole dettate da chi possiede dati, infrastrutture e capacità di calcolo». Una preoccupazione che Leone XIV ha rilanciato recentemente anche davanti al Parlamento spagnolo, durante il suo viaggio nella penisola iberica, indicando nell'intelligenza artificiale una delle grandi sfide antropologiche e democratiche del nostro tempo.L'enciclica dedica ampio spazio alla necessità di governare la rivoluzione tecnologica senza rinunciare alla centralità della persona. Al paragrafo 67, il Papa inserisce «brevetti, piattaforme digitali e algoritmi» tra i beni che, pur in forme nuove, devono essere orientati al principio della destinazione universale, per evitare che la concentrazione del potere tecnologico produca nuove disuguaglianze. Al paragrafo 72 richiama invece l'esigenza di «regole giuste e tutele efficaci», osservando che «la giustizia sociale deve confrontarsi anche con l'ambiente creato dalle tecnologie digitali».Particolarmente significativo è il passaggio dedicato all'uso militare dell'intelligenza artificiale. «Lo sviluppo delle nuove tecnologie e dell'intelligenza artificiale in ambito militare richiede una rigorosa vigilanza etica, affinché le decisioni sulla vita e sulla morte non siano mai scaricate su automatismi né sottratte alla responsabilità morale della persona umana», scrive Leone XIV, intervenendo in uno dei dibattiti più delicati aperti dall'evoluzione dei sistemi d'arma autonomi.Su un terreno in parte analogo si muove il governo italiano. Il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare due decreti legislativi destinati a dare attuazione alla legge 132 del 2025 sull'intelligenza artificiale. «È un provvedimento complesso che richiama la competenza di più della metà del governo», ha spiegato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, rivendicando il primato italiano nella costruzione di una normativa nazionale organica in materia.L'obiettivo dichiarato dell'esecutivo è trovare un equilibrio tra innovazione e controllo pubblico. Un'impostazione che riecheggia alcuni dei temi affrontati dal Pontefice. «L'intelligenza artificiale ha un potenziale straordinario, ma anche un impatto così profondo da dover trovare un equilibrio tra valorizzazione e regole», ha osservato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Per il governo i rischi principali riguardano il mercato del lavoro, con la prospettiva di un'economia nella quale l'uomo possa diventare progressivamente "non necessario", e la tenuta delle democrazie, sempre più esposte alla manipolazione dell'informazione e alla difficoltà di distinguere il vero dal falso.Da qui la scelta di introdurre strumenti di trasparenza, come l'obbligo di segnalare i contenuti generati artificialmente, e di definire responsabilità più chiare per gli operatori del settore. Una linea che trova un significativo punto di convergenza con il magistero di Leone XIV, il quale non si limita a denunciare i rischi della rivoluzione digitale ma chiede alla politica di riappropriarsi del proprio ruolo regolatore.Non a caso la stessa Meloni ha voluto richiamare esplicitamente il contributo del Pontefice: «Voglio ringraziare anche Papa Leone per le importanti riflessioni che ci ha regalato sul tema». Un riconoscimento che segnala come il dibattito sull'intelligenza artificiale stia ormai uscendo dall'ambito strettamente tecnologico per investire questioni più profonde: il lavoro, la democrazia, la distribuzione del potere e, in ultima analisi, l'idea stessa di persona che le società occidentali intendono difendere nell'era degli algoritmi.











