Roma, 10 giugno 2026 - La previdenza complementare italiana cresce, accumula risorse, consolida gli operatori e mostra una capacità di tenuta non scontata in una fase segnata da tensioni geopolitiche, mercati instabili e transizione demografica. Ma proprio i numeri presentati dalla Covip nella Relazione annuale 2025 dicono che la vera partita non è più solo quella della solidità finanziaria: è quella dell’inclusione. Perché il secondo pilastro previdenziale continua ad allargarsi, ma non ancora abbastanza tra donne, giovani, autonomi e Mezzogiorno. Il presidente della Commissione, Mario Pepe, ha fissato il punto politico e istituzionale della relazione: la previdenza complementare deve essere letta dentro “una fase storica di trasformazioni economiche, demografiche, sociali e tecnologiche di straordinaria portata”. Non più, dunque, solo come strumento tecnico di accumulo pensionistico, ma come parte di un nuovo disegno di welfare lungo l’intero arco della vita.

Dieci milioni di iscritti e 262 miliardi di risorse

A fine 2025 le forme pensionistiche complementari operative sono 273: 33 fondi negoziali, 38 fondi aperti, 71 Pip e 131 fondi preesistenti. Il settore si è più che dimezzato in oltre vent’anni, segno di un consolidamento che ha aumentato la dimensione media degli operatori e, almeno potenzialmente, la loro capacità di reggere scenari più complessi. Gli iscritti hanno superato quota 10 milioni, arrivando quasi a 10,5 milioni, con un aumento del 4,8% rispetto al 2024. In rapporto alle forze di lavoro, la partecipazione è salita al 39,9%, contro il 33,8% di cinque anni prima. È un avanzamento importante, ma ancora non sufficiente per trasformare la previdenza integrativa in una copertura realmente universale. Le risorse accumulate sono arrivate a 262 miliardi di euro, in crescita del 7,7% sull’anno precedente, pari all’11,6% del Pil e al 4% delle attività finanziarie delle famiglie italiane. I contributi incassati nel 2025 sono stati 22,4 miliardi, con un ritmo superiore alla media del quinquennio precedente. Il flusso di Tfr destinato ai fondi ha raggiunto 9,6 miliardi, pari al 29,4% del Tfr complessivamente generato nel sistema produttivo.