Si apre un nuovo capitolo nel confronto tra Meta e l’Unione europea e questa volta al centro ci è finito l'app di messaggistica istantanea WhatsApp. La Commissione europea ha ordinato al gruppo di Menlo Park di consentire nuovamente agli assistenti di intelligenza artificiale concorrenti a MetaAI di accedere gratuitamente a WhatsApp, imponendo l’adeguamento entro cinque giorni lavorativi.La misura è particolarmente significativa perché arriva prima della conclusione dell’indagine antitrust avviata da Bruxelles nei confronti della società proprietaria di Facebook, Instagram e WhatsApp. Si tratta infatti di un provvedimento provvisorio, adottato per evitare che eventuali danni alla concorrenza diventino irreversibili prima ancora che venga presa una decisione definitiva sul caso.La vicepresidente della Commissione europea responsabile per la Concorrenza, Teresa Ribera, ha spiegato la scelta sottolineando che “in mercati in rapida evoluzione, la concorrenza può essere compromessa molto prima che venga adottata una decisione definitiva”. Per questo motivo le misure resteranno in vigore “per tutta la durata dell’indagine, al fine di prevenire un danno che sarebbe quasi impossibile da riparare”.Le accuse dell’AntitrustL’indagine della Commissione europea è iniziata a fine 2025. Nei mesi successivi Bruxelles ha formalizzato le proprie accuse inviando a Meta due comunicazioni ufficiali, a febbraio e aprile 2026. In questi documenti l’Antitrust sostiene in via preliminare che il gruppo possa aver abusato della propria posizione dominante nel mercato delle applicazioni di comunicazione ostacolando l’accesso dei concorrenti a WhatsApp.Secondo la ricostruzione dell’esecutivo europeo, Meta avrebbe modificato nell’ottobre 2025 le condizioni di accesso a WhatsApp Business, limitando di fatto la possibilità per gli assistenti di intelligenza artificiale di terze parti di operare sulla piattaforma. Il risultato, secondo Bruxelles, è che da gennaio 2026 l’unico assistente AI pienamente integrato su WhatsApp sarebbe MetaAI.Per la Commissione, questa scelta rischia di ostacolare l’ingresso di concorrenti in un mercato considerato strategico e ancora in fase di sviluppo. Ribera parla esplicitamente di una “necessità urgente” di intervenire per evitare “danni gravi e irreparabili” alla concorrenza.WhatsApp al centro del mercato degli assistenti AIAlla base della decisione c’è la valutazione dell’Antitrust secondo cui, almeno dal 2023, Meta detiene una posizione dominante nel mercato europeo delle applicazioni di comunicazione per i consumatori grazie alla diffusione di WhatsApp.Secondo Bruxelles, l’accesso alla piattaforma rappresenta un elemento decisivo per la crescita degli assistenti di intelligenza artificiale. Escludere i concorrenti significherebbe conferire a Meta un vantaggio difficilmente colmabile proprio nella fase iniziale di sviluppo del mercato.La Commissione ritiene che la politica adottata dall’azienda possa “marginalizzare irreparabilmente i concorrenti più piccoli” e ridurre la possibilità per nuovi operatori di competere con i grandi gruppi già affermati. Per questo ha ordinato il ripristino dell’accesso agli assistenti AI rivali alle condizioni precedenti alle modifiche introdotte da Meta nel 2025.La replica di Meta: “Faremo ricorso”La risposta dell’azienda è stata immediata. Meta ha annunciato ricorso contro il provvedimento europeo, definendolo un caso di eccessiva ingerenza regolatoria.“La Commissione europea ha deciso che OpenAI e alcune delle più grandi aziende del mondo possano utilizzare gratuitamente WhatsApp Business, un servizio a pagamento”, ha dichiarato un portavoce del gruppo. “Si tratta di un eccesso di regolamentazione, il cui costo ricade sulle numerose aziende europee che lo pagano regolarmente. Faremo ricorso”.Bruxelles respinge però le accuse di protezionismo. Teresa Ribera ha ricordato che circa la metà delle aziende coinvolte nelle denunce sono statunitensi, sostenendo che l’obiettivo dell’intervento non sia favorire imprese europee ma garantire condizioni di concorrenza eque.I precedenti: il caso Google e la stretta sul digitaleIl caso Meta si inserisce in una strategia più ampia della Commissione europea per regolamentare le grandi piattaforme digitali anche nel campo dell’intelligenza artificiale.Un precedente recente aveva visto coinvolto Google e il Digital Markets Act. Nell’ambito delle nuove regole europee, la Commissione aveva avviato un intervento sul rapporto tra il sistema Android e il modello Gemini, chiedendo ad Alphabet di garantire maggiore interoperabilità ai concorrenti dei propri sistemi di intelligenza artificiale.L’obiettivo è evitare che l’integrazione profonda tra Gemini e Android crei un vantaggio strutturale difficile da colmare per altri sviluppatori di AI, come OpenAI o Anthropic, soprattutto nell’era della cosiddetta “AI economy”.Google aveva contestato le richieste definendole “un’ingerenza non giustificata”, sostenendo che Android sia già un sistema aperto e che gli utenti possano installare liberamente applicazioni concorrenti. La Commissione, però, ha ribadito che la semplice disponibilità delle app non equivale a un accesso paritario alle funzioni di sistema.Un intervento provvisorio e il rischio sanzioniLe misure provvisorie adottate contro Meta resteranno valide fino alla conclusione dell’indagine che proseguirà nei prossimi mesi. Non è ancora stata presa una decisione definitiva sulla presunta violazione delle norme europee sulla concorrenza. Tuttavia, il messaggio della Commissione è chiaro: nei mercati emergenti dell’intelligenza artificiale l’Unione europea intende intervenire rapidamente per evitare la chiusura degli spazi competitivi.In caso di mancato rispetto delle misure, Meta rischia sanzioni fino al 10% del fatturato globale annuo dell’esercizio precedente all’infrazione, come previsto dal quadro europeo in materia antitrust.