Dal V Forum Machiavelli emerge una priorità strategica: tecnologie e risorse non bastano senza leadership, coscienza nazionale e capacità di trasformare le decisioni in azione
Nel mio precedente intervento su queste colonne sostenevo che la cultura della difesa rappresenta oggi una delle sfide più importanti per il futuro dell’Italia (si può leggere qui).
Ho cercato di spiegare che non si tratta soltanto di comprendere il ruolo delle Forze Armate o di accrescere la consapevolezza dei mutati scenari geopolitici. Parlavo di sviluppare una più ampia coscienza nazionale, capace di riconoscere che sicurezza, libertà, prosperità economica e stabilità democratica non sono condizioni permanenti, ma beni da preservare e difendere quotidianamente.
Tuttavia, esiste una domanda che il dibattito nazionale non può più eludere. Perché se è vero che la cultura della difesa sta finalmente entrando nel lessico pubblico e istituzionale del Paese, è altrettanto vero che la cultura, da sola, non basta. Una vera cultura della difesa non si misura dalla quantità di convegni organizzati, di documenti prodotti o di dichiarazioni (apparentemente) condivise. Si misura dalla capacità di trasformare la consapevolezza in responsabilità, la responsabilità in programmi e decisioni, e le decisioni in azione. In una parola: volontà.






