Dopo la Camera, il Senato italiano sta per approvare definitivamente il disegno di legge delega per autorizzare il ritorno nel Paese di un nucleare “pulito e sicuro”. Si tratta di una manovra destinata essenzialmente ad una sotterranea distrazione dal problema fondamentale, mascherata da “tecnica moderna ed efficiente”, che ventila invece un approccio economicamente insostenibile e di dubbia realizzazione pratica. Da qui la necessità, se la legge vedesse la luce, di indire un referendum per bloccare subito queste antistoriche velleità.
Nel mondo si producono oggi circa 21TwY di energia in totale; circa 1.58% proviene dal nucleare da fissione, come energia elettrica. Una percentuale irrilevante, con una resa energetica del 35%: i 2/3 della energia prodotta nella fissione vengono convertiti in calore, e vanno a scaldare l’acqua di fiumi e mari, talvolta anche di 10°C (fino al 57% dell’acqua in Francia è usata per raffreddare le centrali nucleari).
L'industria nucleare, basata sull'isotopo 235U dell'uranio come combustibile, dimostra costi e tempi di realizzazione delle centrali estremamente incerti. L’ultimo reattore costruito in Francia è aumentato di costo dai 3.3 iniziali fino a oltre 19 miliardi di euro, come valutato dalla Corte Des Compts francese nel 2020. Il “World Energy Outlook 2024-IEA” dimostra che l’elettricità prodotta da nucleare in Ue costa (utilizzando il modello del costo livellato) 170 dollari al MWh, quella dai pannelli fotovoltaici 50 dollari al Mwh, quella degli impianti eolici onshore 60 dollari al MWh.










