Luigi Carrozzo e, in primo piano, il suo Achille

Gli occhi celesti puntati verso il verde degli alberi, circondato dai suoi cani all'ombra fresca del tramonto di un inizio di giugno finalmente clemente in una Napoli dove il caldo è arrivato più tardi quest'anno.

Inizia lentamente a parlare di sé Luigi Carrozzo, figura simbolo dell'attivismo animalista non solo in Campania ma in tutt'Italia. Poi si mette a suo agio, le sue parole diventano così una narrazione unica di una persona il cui nome è noto nel Belpaese come figura di riferimento da praticamente più di cinquant'anni di un universo fatto di storie di umani e quattro zampe che si sono intrecciate da Sud a Nord. Di lui, del resto, potete chiedere anche a Maria De Filippi o a Selvaggia Lucarelli: due volti noti che hanno adottato rispettivamente un cane e un gatto dal suo rifugio "L'emozione non ha voce" che sorge nella zona di Santa Croce, nella parte settentrionale di Partenope. Luigi nel suo rifugio "L’emozione non ha voce" insieme al Pastore Tedesco Achille che vive con lui da 14 anni Come è iniziato tutto?

Eravamo sei fratelli e vivevamo in centro storico. Della mia infanzia ricordo sin da piccolissimo come mia madre ci ha insegnato il rispetto per gli animali di strada. Andavo con lei a dare soccorso a creature in difficoltà ma soprattutto scoprivo la bellezza di una comunità di persone che convivevano quotidianamente con quelli che oggi vengono chiamati "cani di quartiere" e che all'epoca erano gli animali di tutti.