La riunione fiume inizia alle 18,30 di ieri pomeriggio in un hotel di San Giovanni in Fiore e finisce a notte fonda, tra i telefoni bollenti e un’agenda precisa sul tavolo: come far cadere Antonio Barile prima ancora che si insedi. E così Marco Ambrogio, sconfitto al ballottaggio con il 44,62%, convoca la sua maggioranza consiliare per orchestrare quello che tecnicamente si chiama scioglimento per dimissioni, e che in politichese si chiama qualcos’altro. L’assemblea potrebbe aggiornarsi oggi, ma la direzione sembra tracciata: nove consiglieri su dieci sarebbero disponibili a rassegnare le dimissioni in blocco e portare San Giovanni in Fiore al commissariamento. L’unico dissenziente — che non basta a far saltare in aria l’operazione — stando alle voci che circolano in città, sarebbe un recordman di preferenze, Marco Gentile, fedelissimo dell’assessore regionale Gianluca Gallo. Un dettaglio che non è decorativo.

Ordini di scuderia

Venerdì scorso, a meno di quarantotto ore dal voto, Roberto Occhiuto chiudeva la campagna elettorale a San Giovanni in Fiore insieme al gotha del centrodestra calabrese: con lui sul palco Gallo, il neo presidente della Provincia Biagio Faragalli, il sindaco di Reggio Francesco Cannizzaro. Una sfilata di peso istituzionale, il tipo di investitura che nella politica calabrese equivale a un sigillo. Era stato proprio Gallo, nelle settimane precedenti, a officiare la candidatura di Ambrogio nell’assemblea cittadina di Forza Italia, presieduta da Rosaria Succurro, già sindaca di San Giovanni in Fiore, consigliera regionale e moglie del candidato. Poi arriva il voto. Barile ottiene il 55,38%, ribaltando un primo turno nel quale Ambrogio raccoglie il 45,24%. Altro dettaglio nient’affatto decorativo: nel day after il presidente della Regione gela Marco Ambrogio: “Non partecipo alla scelta dei candidati, ma forse la scelta che è stata fatta su San Giovanni in Fiore poteva essere meglio ponderata”. Poche parole utili a dissociarsi, a scaricare un candidato che il partito comunque sceglie e sostiene con ogni mezzo. Occhiuto parla di una scelta su cui non avrebbe avuto voce, salvo poi andarla a benedire in piazza il giorno prima del ballottaggio. Una contraddizione in termini.