Uno degli ultimi casi è il visto negato negli Stati Uniti all’arbitro somalo Omar Artan, nonostante il passaporto diplomatico arrivato in fretta e furia dall’ambasciata di Nairobi all’aeroporto di Miami, dove il fischietto è stato fermato, in arrivo da Istanbul. È stato eletto miglior fischietto africano del 2025, ma sarà costretto a rinunciare a dirigere le gare dei Mondiali che gli erano state affidate perché la Somalia rientra tra gli Stati destinatari del travel ban, un provvedimento del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che impedisce alle persone provenienti da determinati paesi di entrare in America.
Ma nel ricco bestiario di quanto sta avvenendo negli Stati Uniti, quando mancano ancora una manciata di ore al via della forse più controversa di sempre (assieme a quella dei “colonnelli” in Argentina del 1978) edizione della Coppa del Mondo, ci sono anche gli “intensivi” controlli di sicurezza rivolti dalle forze dell’ordine alla delegazione del Senegal – altro paese vittima del travel ban – all’arrivo in Texas per un’amichevole, con le immagini delle perquisizioni che hanno prodotto inevitabili ed infuocate discussioni sui social. Nelle stesse ore, secondo quanto riferito su X dall’agenzia Tasnim News, anche Ayman Hussein, stella del calcio iracheno, è stato bloccato in aeroporto e sottoposto a lunghissimi controlli: sette ore di interrogatorio, prima dell’autorizzazione ad accedere al suolo statunitense, mentre il fotografo ufficiale della nazionale di Baghdad è stato bloccato all’aeroporto di O’Hara per 12 ore.










