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Paolo Robaudi

Nel 1976 divenne celebre per la sua partecipazione a «Scommettiamo?» e le sue trovate, come la scritta «Asino chi legge» per spiazzare il conduttore. Poi la carriera in pubblicità come direttrice creativa e l'esperienza artistica

Dalla Rai di Mike Bongiorno alla pubblicità milanese degli anni d’oro, fino a Permanent Food con Maurizio Cattelan: Paola Manfrin attraversa quarant’anni di moda, arte, televisione e immagini senza appartenere davvero a un solo mondo. «Negli anni ’80 Milano era elettrica: pubblicità, moda, design, influenzavano perfino Hollywood». Valletta irriverente a «Scommettiamo?», poi direttrice creativa nelle grandi agenzie pubblicitarie milanesi e infine complice artistica di Cattelan nella rivista «cannibale» Permanent Food, Manfrin ha anticipato il linguaggio dei meme e dello scrolling contemporaneo. Le immagini restano il suo habitat naturale. Milano il suo palcoscenico.

Come si finisce nel 1976, a 16 anni, valletta sul palco di Mike Bongiorno, raccogliendo l'eredità pesante di Sabina Ciuffini?«Per contrapposizione. Venivo da una famiglia di intellettuali (figlia del fumettista Umberto Manfrin, tra i creatori di Tiramolla, ndr), un ambiente lontanissimo dallo showbiz, studiavo al liceo artistico e al tempo stesso facevo la modella. Mi ritrovai in un ruolo in conflitto col mio modo di essere, ma Mike — uomo di marketing — lo aveva capito già nelle preselezioni: ero il personaggio che avrebbe bucato. Tutto ciò che andava contro quel sistema televisivo, lo rappresentavo io. Ero, a tutti gli effetti, una situazionista. Volevo tentare di smuovere, con il mio atteggiamento irriverente, le menti intrappolate di molti telespettatori».