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Banchine semivuote al «porto nuovo» di Mazara del Vallo: quasi metà della flotta peschereccia è però impegnata a trainare gabbie di tonno per conto di società maltesi e non nella tradizionale pesca al gambero rosso.È il segnale più evidente della crisi che alcuni anni attanaglia la marineria. Quella che fino a qualche anno fa sarebbe apparsa eccezionale è diventata una necessità per molte imprese armatoriali. Sono oltre trenta i motopesca mazaresi impegnati fino ai primi di agosto nel trasferimento delle gigantesche gabbie utilizzate per l’ingrasso dei tonni. Gli armatori ricevono circa 2000 euro al giorno, con il carburante fornito dalle aziende committenti. Una soluzione che consente di coprire parte dei costi e garantire continuità occupazionale agli equipaggi.«Lo facciamo per sostenere le nostre imprese e assicurare lo stipendio ai pescatori. Dobbiamo recuperare le perdite dovute alle limitazioni delle giornate di pesca», spiega Terenzio Bono, comandante e armatore del motopesca «Caterina Bono».

La fotografia della marineria mazarese è impietosa. In trent’anni la flotta, considerata la più importante del Mediterraneo, è passata da circa 350 pescherecci agli attuali settanta. «Sostenere economicamente le imprese è diventato quasi impossibile. Siamo soggetti a regole sempre più stringenti mentre le marinerie nordafricane pescano nelle stesse aree senza i nostri vincoli e con costi molto più bassi», denuncia Santino Adamo, vicepresidente nazionale di Federpesca.L'articolo completo sul Giornale di Sicilia in edicola e nell'edizione digitale.