A nulla è servita la bufera politica, seguita dalla richiesta di scuse da parte delle opposizioni. E nemmeno l’imbarazzo evidente di molti consiglieri di maggioranza, che hanno preferito non intervenire. Il presidente del Consiglio regionale Davide Nicco non solo non si pente, ma ribadisce quanto detto nel post sul caso del senatore Francesco Silvestro: «La porta sempre aperta quando incontro una donna in ufficio che non conosco» perché «non si sa mai» (come insegnato dal sindaco suo predecessore) e «certe accuse presentate come una sentenza» con «la scusa della lotta al patriarcato». Il tutto legato al caso di un onorevole azzurro che, dopo l’accusa di violenza sessuale da parte di un’imprenditrice, ha dichiarato: «Io sono bello, lei è una signora normale».
«Pregiudizi verso le donne» La capogruppo dem Gianna Pentenero ha sottolineato come il punto non sia «la porta aperta» come prassi, ma «il pregiudizio» verso le donne inserito nelle parole del presidente del Consiglio. Sarah Disabato del M5S, Alice Ravinale di Avs e Vittoria Nallo di Italia Viva sottolineano come «l’unica gogna» non sia tanto verso l’uomo accusato, quanto «verso le donne che denunciano e non vengono credute»: le parole di Nicco non fanno altro che «alimentare sospetto e diffidenza». Tutte chiedono le «scuse», sottolineando le gravità di quelle parole anche perché pronunciate «da una carica istituzionale». «Gli uomini non possono più dire niente» Ma di fronte a un commento della capogruppo pentastellata «forse il presidente del Consiglio non ha legato le mani al cervello», prende la parola il capogruppo di Fratelli d’Italia Carlo Riva Vercellotti: «Mi piacerebbe sapere cosa quest’Aula avrebbe risposto se io mi fossi appellato a una capigruppo donna utilizzando le stesse parole». Secondo il meloniano, tutto sarebbe concesso «se detto contro un maschio», mentre «se uno si sbaglia a dire una mezza parola in più contro una donna diventa un uomo bianco, patriarcale, sessista e misogino». Insomma, “gli uomini non possono più dire niente”. Poi mette in mezzo l’affaire dell’ex vicepresidente Elena Chiorino, che si è dimessa dopo il caso Bisteccheria-Delmastro: «Qui abbiamo visto una gogna mediatica, alimentata da alcune donne di quest’Aula, contro un’altra donna». E affonda: «Da un lato continuate ad accusarci di essere una brutta destra patriarcale, dall’altro andate a braccetto con chi obbliga le bambine a mettere il velo o le mogli a rimanere chiuse in casa». La bagarre Nessun altro capogruppo di maggioranza interviene, la leader di Avs Ravinale chiede di poter intervenire di nuovo «per fatto personale», il presidente Nicco non glielo concede. A quel punto scoppia la bagarre, ad alzare particolarmente i toni è il consigliere di Fratelli d’Italia Davide Zappalà, l’ex detentore del 5% nella Bisteccheria romana insieme all’ex assessora e al sottosegretario alla Giustizia. Il Consiglio viene sospeso. Lo scontro a quel punto prosegue fuori dall’Aula, il chiarimento tra le parti suona più che altro come un «siamo d’accordo di non essere d’accordo». Poi, la seduta prosegue, c’è il disegno di legge sulla protezione civile da approvare. Il presidente Nicco, che aveva aperto i lavori con una lunga spiegazione delle proprie parole, non porge le sue scuse e mai lo farà. Non solo. Sulla sua pagina il post su Silvestro campeggia ancora fieramente. Sopra, ce n’è un secondo, pubblicato dopo la discussione in Aula: «Sono stato attaccato dalla sinistra per aver detto che quando incontro per la prima volta, per ragioni istituzionali, una donna che non conosco, evito di riceverla da solo in una stanza chiusa.Mi hanno dato sostanzialmente del maschilista retrogrado e accusato di offendere le donne. A me pare l’esatto contrario». Poi, chiede ai suoi @fanpiùattivi: «Voi cosa ne pensate?».











