Non serve auto-glorificarsi. Anche perché i fatti di Roma parlano da soli e descrivono una Capitale in trasformazione e in miglioramento. L'approccio pragmatico, utile a rendere ancora più vivibile e più attrattiva questa metropoli, impone di guardare alle criticità ancora esistenti e a trovare la determinazione per risolverli. Questo è il modo di pensare di Francesco Gaetano Caltagirone.

Il quale, nel suo discorso all'evento del Messaggero a Villa Miani, ha proposto - per Roma: «Oggi città di rilievo amministrativo» e però «non è completamente competitiva come dovrebbe» - tre misure di potenziamento. Nessuna delle quali, fa notare il presidente del Gruppo Caltagirone, richiede risorse straordinarie. La prima: «Tassa di soggiorno applicata con rigore e magari aumentata. Una tassa di accesso al centro per i mezzi che introducono i turisti. Suolo pubblico valutato a prezzi di mercato. Parte dei proventi ricavati che ritornano al centro storico e alle aree generali». Chi viene a Roma, la città eterna, Caput Mundi, sintesi di universalità e di bellezza, deve pagare di più: questo il concetto.

La seconda linea d'intervento suggerita da Caltagirone è la seguente: «La quota delle imposte di zone direzionali va reinvestita in loco, almeno una parte, su manutenzione, decoro e sicurezza». Quanto alla terza misura, riguarda le continue manifestazioni sindacali e politiche che attraversano il centro di Roma, la quale - come subito dopo l'intervento di Caltagirone ha specificato il ministro Piantedosi - ospita oltre la metà dei cortei che ogni anni si svolgono in Italia. Ovvero ogni protesta usa il palcoscenico maestoso di questa Capitale per dare risonanza a se stessa. Ma si può continuare così, a danno della libertà di movimento e di vivibilità dei cittadini romani? No.