Un paziente con glaucoma entra in una clinica, riceve un’iniezione nell’occhio e inizia a prendere un antibiotico. Non sappiamo il suo nome. Sappiamo che ha accettato di essere il primo essere umano nella storia a ricevere una terapia progettata per far tornare giovani le proprie cellule e che da questo momento porta nel proprio occhio tre geni capaci, almeno nei topi e nelle scimmie, di invertire l’invecchiamento cellulare. Niente di straordinario, in apparenza. Tutto di straordinario, nella sostanza.

Anche se si tratta di una sperimentazione clinica di Fase 1- registrata presso i National Institutes of Health (Nih) americani, con un protocollo preciso e obiettivi misurabili- quello che si sta testando tocca uno dei sogni più antichi della medicina: far tornare giovani le cellule vecchie.

La società biotecnologica Life Biosciences, con sede a Boston, ha trattato il primo partecipante di uno studio clinico che utilizza una terapia genica - denominata ER-100 - per tentare di invertire il danno al nervo ottico causato dal glaucoma. Il meccanismo si basa sull’attivazione di tre geni che sembrano essere in grado di «riprogrammare parzialmente» le cellule invecchiate, riportandole a comportarsi come se fossero più giovani.