di
Giovanni Bianconi
Le telefonate di Tommaso Miele, ex Presidente aggiunto della Corte dei Conti: «Quando andrò in pensione dovrei fare il presidente di non so che ancora... io ho sparato alto...»
Il 30 ottobre 2025, subito dopo la bocciatura del progetto governativo per il Ponte sullo Stretto da parte della Corte dei Conti, l’allora presidente aggiunto dei magistrati contabili Tommaso Miele avrebbe dovuto partecipare a un convegno al Salone della giustizia. Decise invece di disertarlo, per evitare i giornalisti e ogni commento su una decisione che aveva acceso molte polemiche. «I miei amici del governo, a cominciare da Salvini... si sarebbero aspettati... una presa di distanza», spiegò al telefono all’imprenditore reggino Vincenzo Virgiglio. «Non potevo assolutamente andare con tutto quello che è successo».
«Li aiuto pure adesso»Miele (residente fuori Roma ma con dimora presso l’indirizzo romano dove risulta residente Virgiglio) disse anche che lui non era «assolutamente allineato a questi deficienti dei miei colleghi», ma non avrebbe potuto «esprimere la sua vicinanza di pensiero al gruppo politico favorevole al progetto Ponte senza creare crisi istituzionali».










