Quattordici infortuni sul lavoro al giorno. E’ quanto accaduto nella sola provincia di Rimini nei primi quattro mesi dell’anno. Il totale degli infortuni segnalati, sottolineano dalla Cgil, arriva a 1675. Un numero in costante crescita rispetto al passato. Nei primi quattro mesi del 2024 i valori erano inferiori, mentre quest’anno l’incremento del 14,1% nei primi 120 giorni. I numeri, presentati dalla Camera del lavoro territoriale della Cgil mostrano anche i principali settori in cui i lavoratori si fanno male: si tratta del settore industria e servizi con particolare attenzione all’ambito della sanità e assistenza sociale, le costruzioni edili, altra realtà dove cresce il rischio di farsi male, come anche i settori della ristorazione e alloggio. Non va meglio con le malattie professionali. Nei primi quattro mesi dell’anno si sono contate 2 denunce al giorno per un totale di 241. Anche in questo caso l’aumento è evidente ed a doppia cifra: il 16,4%. Il 36,9% delle denunce di malattia professionale nel riminese ha riguardato donne, ben 89, mentre nei primi quattro mesi del 2025 erano state 69. Tra le patologie denunciate il sindacato rileva una percentuale superiore alla media regionale per quelle relative al sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo, arrivate al 70,5% del totale. "I dati territoriali dell’Osservatorio e i tragici eventi di Amendolara mostrano la medesima piaga: la sistematica svalutazione della vita umana nei circuiti produttivi". La segretaria generale Cgil Rimini, Francesco Lilla Parco, va diretta a punto. "L’aumento del 14,1% degli infortuni a Rimini e l’allarmante crescita regionale delle malattie professionali non sono semplici contabilità d’ufficio, ma l’effetto collaterale di una precarietà strutturale che stringe i lavoratori in una morsa di ricatto e assenza di tutele". La segretaria lancia un monito a chi pensa che la Riviera sia un’isola felice rispetto ad altri territori. "La barbarie consumata in Calabria contro i braccianti ci ricorda in modo brutale che lo sfruttamento estremo, il lavoro irregolare e il caporalato si nutrono dell’indifferenza istituzionale e dei mancati investimenti nella sicurezza. Quando la logica del profitto erode le regole e i controlli, i corpi di chi lavora diventano merce sacrificabile, dalle campagne del Mezzogiorno fino alla costa ed entroterra riminese". Per spezzare la catena "chiediamo alle aziende il rigoroso rispetto delle norme, e alle istituzioni interventi urgenti per restituire dignità al lavoro". Sull’emergenza caldo che ha visto la Regione emanare un’ordinanza per fermare il lavoro all’aperto, "il sistema delle imprese dovrebbe attrezzarsi velocemente per adempiere ai sacrosanti obblighi previsti, invece che polemizzare".
Lavoro, allarme sicurezza. Quattordici feriti al giorno: "Colpa della precarietà"
Nei primi quattro mesi dell’anno denunciate 1.675 lesioni e 241 patologie legate all’attività professionale. La Cgil punta il dito contro i contratti fragili .







