Il "prof" voleva lasciare il museo anche nel 2020. E comunque scadeva tra pochi mesi. Cardini: "Doveva restare e discutere"

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The day after, a Firenze gli Uffizi mettono in coda i visitatori (ne sono arrivati cinque milioni e 300mila lo scorso anno), probabilmente ignari delle dimissioni dal comitato scientifico del museo annunciate da Tomaso Montanari, storico dell'arte e rettore dell'Università per stranieri di Siena. Montanari si era già dimesso ma quella volta con tutto il comitato nel 2020, in segno di protesta contro l'allora direttore Eike Schmidt per il prestito di un dipinto di Raffaello. Lo strappo era stato ricucito ma questa volta, per il solo Montanari, la "lottizzazione ideologica e politica" nella scelta dei membri del nuovo consiglio di amministrazione da parte del ministro della Cultura Alessandro Giuli rende le dimissioni "irrevocabili".Va detto e questo sì avrebbe dovuto destare preoccupazione da tempo che il Cda era scaduto lo scorso 31 dicembre. La gestione, finora, è stata nelle mani del direttore Simone Verde: peccato che, interpellato sulla questione, abbia preferito non commentare.Comunque, per il prossimo quinquennio 2026-2031, sono stati finalmente nominati i membri designati dal MiC. Arrivano la storica dell'arte e curatrice di fama internazionale Carmen Bambach, specialista del Rinascimento italiano e, in particolare, di Leonardo da Vinci, attualmente responsabile del dipartimento Disegni e stampe del Met di New York; Alessandro Campi, professore di Scienza politica e Relazioni internazionali del dipartimento di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Perugia e direttore dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano di Roma; l'attuale segretario generale della presidenza del Consiglio dei ministri, Carlo Deodato; e l'ex deputato di Forza Italia Stefano Mugnai, già candidato presidente della Toscana alle elezioni del 2015.Vuol dire che gli Uffizi quindi si "melonizzano"? Lo chiediamo a Franco Cardini, storico e saggista, che gioca in casa non solo perché fiorentino ma perché al museo ha appena concluso un ciclo di fortunate conferenze: "A Montanari, uomo di cultura e intelligenza non nuovo alle polemiche, dico che le dimissioni sono un'occasione persa. Non siamo in uno Stato di regime: esistono vari strumenti per limitare velleità autoritarie e, tra questi, le dimissioni possono apparire il più ambiguo. Non traccerei poi una linea così netta tra l'operato di un museo come gli Uffizi e i rapporti col governo, che certamente ci sono, con le loro smagliature. Le polemiche fanno bene all'esercizio della libertà e della cultura ed è giusto farle, ma ritengo che sia sempre meglio rimanere e discuterne".