Dopo aver pianificato di trasformare gli agenti AI nella forza lavoro del futuro, con l'obiettivo di ridurre i costi del personale, ora le Big Tech potrebbero essere intenzionate a fare un passo indietro rispetto ai loro progetti. Il motivo? L'intelligenza artificiale grava sul budget delle aziende ben più dei suoi collaboratori umani, infrangendo la promessa di essere la soluzione economica per la crescita del business. Il primo a fare luce sulla questione è stato il CTO di Uber Praveen Neppalli Naga che, in un'intervista rilasciata a The Information lo scorso aprile, ha dichiarato che l'azienda aveva già esaurito il budget annuale destinato agli strumenti AI nei primi quattro mesi del 2026. Una spesa folle, giustificata dalla scelta di Uber di incentivare l'uso di Claude Code tra i suoi dipendenti, anche adottando politiche interne volte a premiare i team che utilizzavano maggiormente gli strumenti AI per portare a termine i propri task.Ma Uber non è la sola azienda a lamentare il costo elevato dell'adozione dell'AI in sostituzione, o a supporto, dei dipendenti. Anche Microsoft, proprio qualche settimana fa, ha annunciato la sua volontà di revocare le licenze Claude Code ai suoi ingegneri, spingendoli a usare lo strumento interno GitHub Copilot CLI al fine di ridimensionare le spese aziendali. Una decisione che arriva appena sei mesi dopo che la compagnia ha incoraggiato sviluppatori, project manager e designer a utilizzare l'intelligenza artificiale nelle loro attività di programmazione: un suggerimento che, a quanto pare, ha riscosso fin troppo successo (e troppi token spesi), tanto da convincere i vertici dell'azienda a chiedere ai dipendenti di fare un passo indietro per non gravare troppo sul suo budget. A preoccupare i reparti finanziari delle Big Tech, però, non è tanto l'adozione dell'AI in sè per sè, quanto l'uso spropositato che finiscono con il farne i dipendenti, spinti dai propri manager a incentivare la produttività oltre ogni limite.Perchè gli agenti AI costano tanto alle Big TechNel corso degli ultimi mesi l'obiettivo delle Big Tech è stato uno soltanto: velocizzare e snellire i processi di lavoro con il supporto dell'intelligenza artificiale, spingendo i propri collaboratori a “spendere” quanti più token possibili per l'uso di questi strumenti. Il risultato? Una vera e propria corsa interna all'utilizzo dell'AI, che si è tradotta in classifiche stilate dai team leader, in cui i dipendenti vengono ordinati sulla base del numero di token che consumano ogni giorno. Meta, per esempio, vanta una classifica aziendale basato sull'utilizzo di Claude, denominata “Claudeonomics”. E Amazon sta promuovendo tra i suoi collaboratori la “toxenmaxx”, ossia la pratica di massimizzare la quantità di token utilizzati nelle attività lavorative.E così anche Uber, che in questi mesi ha ampiamente promosso l'AI agentica tra i suoi ingegneri e sviluppatori, con conseguenze disastrose per il budget aziendale. Consumare più token, infatti, significa spendere più denaro. Goldman Sachs, una tra le banche più note al mondo, ha previsto che l'adozione degli agenti AI da parte di imprese e privati potrebbe determinare un aumento di ben 24 volte del consumo di token entro il 2030, con la possibilità di raggiungere la quota di “120 quadrilioni [1 seguito da 24 zeri, ndr] di token al mese”. Aumentare la produttività utilizzando l'AI, quindi, risulterà decisamente più costoso, anche se il costo per singolo token dovesse diminuire nel tempo.In realtà, il caso di Uber dimostra bene come questo non sia un futuro poi così lontano. Nelle ultime settimane, infatti, i vertici di molte delle aziende tecnologiche statunitensi stanno lamentando il costo eccessivo degli agenti AI, decisamente più dispendiosi dei dipendenti umani. “È proprio quello che stiamo iniziando a vedere, specialmente nelle grandi aziende tecnologiche. Ho parlato con un vicepresidente di Nvidia che per primo me lo ha segnalato. Mi ha detto: ‘Oh sì, da mesi i costi per il mio team sono più alti per l’AI che per il personale umano'. Quello è stato il primo segnale. E poi abbiamo iniziato a sentire questa notizia diffondersi a macchia d'olio - ha raccontato Madison Mills, Senior AI Corrispondent di Axios, in una recente intervista alla CNN - Il CTO di Uber ha detto di aver già esaurito l’intero budget per il 2026 solo per i costi legati all’AI. E ovviamente questo significa che sta spendendo di più per quella che per i lavoratori umani. E ora inizio a sentire gli stessi problemi anche dai fondatori di startup, che si vantano delle loro spese elevate per l’AI perché questo è una sorta di segno distintivo che gli fa dire ‘Sì, sono davvero in testa nella corsa all’AI’”.Il cuore della questione, come evidenziato da Mills, sta proprio nel fatto che le aziende tech - piccole o grandi che siano - stiano investendo nell'intelligenza artificiale per assicurarsi un primato nel settore, senza poter davvero godere di un ritorno sull'investimento. “Non esiste un indicatore chiaro del ROI [un rapporto tra il risultato operativo globale dell'azienda e il capitale investito, ndr] - chiarisce l'esperta del settore -. E credo che in parte ciò sia dovuto al fatto che le aziende, ancora una volta, vogliono semplicemente dimostrare di essere all'avanguardia in questo campo”.