La prima fase dell’adozione aziendale dell’intelligenza artificiale è stata segnata da una spinta quasi senza freni: più chatbot, più assistenti per il codice, più automazione nei reparti tecnici e operativi. Ora il quadro cambia. Diverse grandi aziende che avevano portato gli strumenti di AI sulle scrivanie dei dipendenti stanno introducendo limiti di spesa, tetti ai consumi e indicazioni più severe su quando usare davvero questi sistemi. Il punto non è un ripensamento strategico sull’AI, ma il prezzo della sua industrializzazione. Secondo il Financial Times, Amazon, Walmart, Uber, Cisco e Meta hanno già adottato misure per contenere usi ritenuti dispersivi o troppo costosi.Il nodo è emerso con più forza quando molte attività sono passate dal semplice chatbot agli agenti. Un agente non si limita a rispondere a una domanda: esegue passaggi multipli, interroga strumenti esterni, richiama altri modelli, produce codice, documenti o azioni automatiche. Ogni passaggio consuma capacità di calcolo e quindi token, cioè l’unità di misura con cui molti fornitori fatturano i modelli. Più workflow, più contesto, più iterazioni: la spesa sale.Goldman Sachs Research prevede che l’uso degli agenti possa portare a un aumento di 24 volte del consumo di token entro il 2030. (Fonte: goldmansachs.com)Indice degli argomenti:
Costi dell’AI, le aziende limitano token e agenti - AI4Business
Amazon, Walmart e Uber frenano l’uso dell’AI: agenti e token fanno salire i costi e cambiano i budget delle aziende









