La fa facile Cesare, il padre di Giovanni, con la bicicletta. Lui l’ha acquistata, la cura come fosse una bimba piccola, di sera la copre con un panno, nonostante la faccia riposare, per la notte, nel corridoio di casa, dove l’ha portata spalla, su per quattro piani. Ogni giorno così, a dispetto della sua malferma salute. Tanti anni a scaricare all’alba cassette di arance e limo- ni, con il freddo o con il caldo, ai Mercati Generali, hanno lasciato il segno sul suo corpo già gracile. Certe volte la sora Rosa, la moglie, si chiede come diavolo faccia a incollarsi, così si dice, quei pesi sulle spalle, se il torace si può prendere tra due mani che si toccano.

Lui sorride, è il massimo di relazione di cui sia capace. È timido, schivo, riservato e di parlare non gli va tanto, dice che «non è buono» a farlo. L’anno prima aveva preso una grande decisione. Riunita la famiglia, cioè la sora Rosa e Giovanni, aveva comunicato che l’azienda aveva stipulato una convenzione con un negozio di biciclette e che era possibile affittarne una a poche lire. Comprarla no, costava più di duecentosettanta lire e lui ne guadagnava nove al giorno, ma prenderla a noleggio sì. L’azienda garantiva per i dipendenti, così era sicura che arrivassero puntuali e non accampassero scuse sui tram non passati o in ritardo.