Il 10 giugno del 2081 Alfredino Rampi è caduto in un pozzo a Vermicino, estratto morto tre giorni dopo. A distanza di 45 anni ne parliamo ancora, perché simbolo di responsabilità pubblica e della necessità di non ripetere gli errori del passato.

Alfredo Rampi è caduto a sei anni in un pozzo artesiano profondo 80 metri nelle campagne tra Vermicino e Frascati, alle porte di Roma il 10 giugno del 1981 ed è morto tre giorni dopo. A distanza di quarantacinque anni il pozzo di Vermicino non è ancora chiuso: è una tragedia di cui parliamo ancora, perché sicurezza e prevenzione non riguardano il passato, ma sono temi attuali. Nonostante questo drammatico episodio abbia segnato profondamente l'Italia, capita che bambini o adulti cadano inavvertitamente in pozzi artesiani lasciati aperti.

E ogni volta che succede, la memoria riporta ad Alfredino, il bambino romano. Il suo ricordo è ancora vivo nel modo in cui vengono affrontate le emergenze, in cui la società tutela i minori da situazioni potenzialmente pericolose e, più in generale, ci fa riflettere su ciò che ancora non funziona. La mamma Franca, con il Centro Alfredo Rampi da lei fondato, continua a lavorare e a sensibilizzare su educazione al rischio, formazione, cultura della responsabilità. Perché l'Italia ha fallito La morte di Alfredino Rampi ha rappresentato un fallimento per l'Italia, a causa di un vuoto nell'ambito della gestione delle emergenze. Soccorsi improvvisati, mancanza di coordinamento hanno contribuito all'esito drammatico dell'impresa. Dalla tragedia di Vermicino è nata la protezione civile moderna e strutturata, capace di intervenire con una catena di comando chiara, al servizio dei cittadini. E questo è un grande dono, partito appunto dalla morte di Alfredino Rampi, e che ci fa ricordare di lui.