di

Nicolò Delvecchio

Francesco e Salvatore Pappalardi aveva 14 e 12 anni. Il padre Filippo fu arrestato e poi scagionato. Gli appelli per la riapertura delle indagini caduti nel vuoto

«Per non dimenticare». Con un post sui social Rosa Carlucci, la mamma dei fratellini Francesco e Salvatore Pappalardi (“Ciccio e Tore”), ricorda così i figli scomparsi da Gravina in Puglia la sera del 5 giugno 2026, esattamente 20 anni fa. I due avevano 14 e 12 anni e scomparvero dalla città in provincia di Bari nel tardo pomeriggio. I corpi dei due bambini furono ritrovati in una cisterna del rudere chiamato “La casa delle cento stanze” solo un anno e mezzo dopo, per puro caso: in quell’esatto punto, il 25 febbraio 2008, cadde un altro bambino, il 12enne Michele Di Nardo, che era lì con alcuni amichetti. Nel suo caso, però, i soccorsi furono subito allertati e, quando i vigili del fuoco arrivarono sul fondo della cisterna, oltre a Di Nardo (che riportò serie ferite, ma fu salvato) trovarono anche i corpi, ormai mummificati, dei due fratellini.

L'arresto del padre, poi l'archiviazioneAl momento del ritrovamento del corpo il padre di Ciccio e Tore, Filippo Pappalardi, era in carcere con l’accusa di duplice omicidio volontario e occultamento di cadavere. Per la Procura di Bari, che coordinò le indagini della squadra mobile, Pappalardi avrebbe ucciso i figli, nascondendoli i corpi, per punirli. Pappalardi fu arrestato nel novembre 2007 e trascorse quattro mesi in carcere, dal quale uscì (per andare ai domiciliari) un mese dopo il ritrovamento dei corpi. L’uomo tornò libero solo nell’aprile successivo, quando le accuse caddero definitivamente. La Procura di Bari, infatti, archiviò il caso sul destino dei due fratellini come fortuito: al momento della scomparsa Ciccio e Tore si trovavano nel rudere, probabilmente insieme ad alcuni amici con cui dovevano «girare un film», ma nessuno chiamò i soccorsi.