Tappeto rosso, picchetto d’onore tra ali di folla festanti: Xi Jinping è stato accolto all’aeroporto di Pyongyang da Kim Jong Un e dalla moglie Ri Sol Ju tra grandi onori. Quella del presidente cinese è la prima visita in Corea del Nord da sette anni e il suo primo viaggio all’estero del 2026. Dopo i vertici separati con Trump e Putin, la scelta di fare di Pyongyang la tappa d’apertura dell’anno diplomatico è molto più che casuale. Xi ha promesso di portare le relazioni sino-nordcoreane a “nuove vette”, in quello che gli osservatori leggono come un tentativo di riaffermare la propria influenza su un vicino che negli ultimi anni ha gravitato sempre più verso Mosca. Kim sta inoltre ampliando la sua rete di partner, partecipando per la prima volta a una parata militare cinese lo scorso autunno insieme a oltre una ventina di altri leader stranieri, tra cui Iran, Pakistan e Vietnam. A marzo, ha ospitato il presidente bielorusso Alexander Lukashenko a Pyongyang, dove i due Paesi hanno firmato un trattato di amicizia. “Abbiamo bisogno l’uno dell’altro”, ha affermato Lukashenko. “Quel che è certo – osserva Hee Kyoung Chang in un’analisi per ISPI – è che la Corea del Nord non è più il paria isolato dell’era post-Guerra Fredda: è diventata un perno attorno al quale si sta delineando un significativo riallineamento del potere revisionista”.