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Paolo Salom

Cerimonia solenne per accogliere il leader cinese, che ribadisce l'«amicizia invincibile» tra i due Paesi. Ma il dittatore nordcoreano ora ha più spazio di manovra

Mr. Xi va a Pyongyang. L’ultima volta c’era stato nel 2019 e, allora, alla vigilia della pandemia da Covid, il mondo era totalmente diverso. Ma alcune cose non sono cambiate e il presidente cinese è venuto a ribadirle: a cominciare dal legame di alleanza (leggi: sudditanza) che il giovane leader Kim Jong-un, terzo sovrano rosso di una dinastia familiare cominciata nel 1948 per volere di Stalin (ma subito sostituito da Mao), non deve nemmeno pensare di poter annacquare in favore di un nuovo, e più distante amico, Vladimir Putin, a sua volta discendente politico del satrapo sovietico.

Insomma, cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambia. L’unica cosa sicura è il mutato valore di Russia e Cina sulla scena internazionale. Come da copione la cronaca: la Corea del Nord ha riservato un'accoglienza regale al presidente cinese Xi Jinping, con Pechino che ha elogiato un'amicizia «invincibile» in un momento in cui Pyongyang sta stringendo legami più stretti con Mosca. Il leader nordcoreano Kim Jong-un e sua moglie Ri Sol-ju hanno accolto Xi, accompagnato dalla moglie Peng Liyuan, all'arrivo del loro aereo all’aeroporto di Pyongyang.