L’amarcord. 10 giugno 2026 alle 00:28Così il tornado Vasco Rossi rivoluzionò le vite dei ragazzi

Eravamo un po’ Albachiara, con la faccia pulita e coi libri di scuola, ma di nascosto sognavamo una vita spericolata, come quella dei film. Anche se talvolta ci sarebbe piaciuto essere la strega, la star del sabato sera che se ne frega, se non fosse per l’orario di rientro da Cenerentola nel bel mezzo del ballo. Quella volta che Vasco arrivò ad Olbia (dopo Sassari e prima di Cagliari), il 27 settembre del 1983, con il suo “Bollicine tour” non era ancora il Vasco mainstream e intergenerazionale di oggi. I genitori – come fanno quasi sempre i genitori con la musica dei figli – mediamente non lo amavano granché anche se erano della generazione degli Stones che non erano educande. Lui era già passato per Sanremo con “Vita spericolata” pochi mesi prima (per arrivare penultimo come nella migliore tradizione delle canzoni di successo) e aveva vinto il Festivalbar con “Bollicine”.

Gli anni Ottanta

Però c’eravamo lo stesso, noi adolescenti di provincia degli anni Ottanta, sulla terra battuta dello stadio Caocci, in mezzo al campo Fausto Noce, che oggi è un curatissimo parco urbano e allora era solo una vecchia area militare dismessa. Olbia ha una storia di band ma si era appena affacciata ai grandi concerti, organizzati da Radio Futura al Bruno Nespoli con Edoardo Bennato nel 1978 e Pino Daniele nel 1981 e la sua stratosferica formazione – James Senese, Tony Esposito, Tullio De Piscopo – che avrebbe poi scritto un pezzo di storia della musica italiana con il concerto di piazza del Plebiscito a Napoli. Ma Vasco, all’epoca, parlava la lingua di una generazione. Alle Albachiara e alle streghe, agli sconvolti senza più santi nè eroi, a quelli che volevano andare al massimo anche se vivevano in una cittadina alla periferia dell’impero. Eravamo tutti là a cantare e a sognare ribellioni vere o improbabili.