La cantante si racconta a Fanpage.it a venticinque anni da quel clamoroso successo: “Il testo originario era diverso, ma mi chiesero di alleggerirlo. Ci furono tantissime interpretazioni. Umberto Eco affermò che ci vedeva diversi piani di lettura”. Di recente ha partecipato a ‘Ora o mai più’: “Era un programma tv a proprio uso e consumo e non a servizio degli artisti”.

“Non chiamarlo tormentone, ti prego!”. Valeria Rossi lo chiede a più riprese, convinta che la sua canzone divenuta iconica e generazionale meriti tutt’altra definizione. “Quello è un termine usato dai giornalisti e una volta che si crea l’etichetta purtroppo non la togli più. Un tormentone ti tormenta, il mio brano invece allietava. Preferisco definirlo un allietone”.

Una battuta, pronunciata col sorriso, che però fotografa alla perfezione il rapporto fra “Tre parole” e la sua autrice, che nel 2001 visse un’estate da assoluta protagonista: “Non ho fatto tanto in ambito musicale, ma quel che ho fatto evidentemente è bastato”, confida la Rossi a Fanpage.it. “Nei giorni scorsi mi sono recata al centro sociale Mosso per ritirare il premio ‘Donne in Musica’ e mi sono resa conto di quanto questo successo sia nel cuore delle persone”. La passione per la musica accompagnò la Rossi fin da ragazzina: “Ѐ una forma espressiva che ho sempre amato. Ci ho investito tutte le mie energie. Lo studio del canto e della voce è stato addirittura terapeutico, andare in quella direzione non mi è costato. Anzi, è stato un investimento”.