Non ci sto. Al mondo così com’è non ci sto. Non posso accettarlo perché è falso, è brutto e ingiusto. Un atto di rivolta individuale che si radica in una scelta prima di tutto etica, che inevitabilmente comporta implicazioni più ampie, un orizzonte di azione collettivo dentro il tempo, dentro la storia.

È QUESTO il fondamento del «metodo Fofi», che emerge in maniera limpida (forse più che in ogni altro scritto dell’intellettuale e del militante scomparso nel luglio dello scorso anno) in Da pochi a pochi. Appunti di sopravvivenza, il libro già pubblicato nel 2006 che viene ora ristampato da Elèuthera in una nuova edizione, con una prefazione inedita di Vittorio Giacopini (pp. 223, euro 18). Ci sono, nel libro, l’Italia e il mondo così come sono diventati negli ultimi quarant’anni (che si tratti di pagine scritte vent’anni fa non cambia niente: il loro autore aveva già visto tutto di ciò che dopo è accaduto).

La sconfitta dei movimenti degli anni Sessanta e Settanta – ricorda Fofi – ha aperto la strada all’affermazione piena di un modello economico e sociale entro i cui confini esseri umani e natura, la vita stessa nella sua elementarità, si confermano (molto più oggi che in qualsiasi altra fase del percorso compiuto dal capitalismo nei sui trecento anni di storia) mezzi per attingere l’unico fine legittimo: l’espansione senza più limiti delle pratiche del capitale potenziate come mai prima d’ora dallo sviluppo della tecnica.