Con l’Offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata lunedì da Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena, il risiko bancario italiano si è rimesso in moto con una rapidità che non si vedeva da anni, spingendo Piazza Affari oltre i 51mila punti, ai massimi dal 2000. La mossa ha ricevuto anche la benedizione del Financial Times, che l’ha definita una «scelta saggia», mentre il ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina ha illustrato a Bloomberg la logica dell’operazione, giudicata con «alte probabilità di successo».

Il ceo ha inoltre escluso qualsiasi rilancio («non un euro in più»), sottolineato «si va avanti anche in caso di controfferta» e ha rivendicato la componente cash dell’offerta, un euro per azione, come leva per neutralizzare i concorrenti. Nel prezzo, ha aggiunto, è già incorporato l’utile della partecipazione in Generali, che Intesa intende «fare di tutto per mantenere»: un messaggio che chiarisce come la partita non riguardi soltanto Siena, ma anche gli equilibri del Leone e di Mediobanca.

L’INTEGRAZIONE di Mps rafforzerebbe la leadership domestica di Intesa, ampliandone il peso nella gestione del risparmio e nell’investment banking (si parla di una gestione patrimoniale di 2.000 miliardi). Parallelamente, l’asse Unipol-Bper (destinato a rilevare 635 filiali Mps) si consoliderebbe, con oltre 40 miliardi di capitalizzazione, come l’unico vero polo alternativo ai due giganti Intesa e Unicredit, coronando una strategia pluriennale che ha trasformato il gruppo bolognese in un attore centrale della finanza nazionale. Per Banco Bpm, invece, il progetto del terzo polo si complica: il mercato ha rapidamente allineato il titolo Mps al premio dell’offerta Intesa, rendendo impraticabile un’operazione alla pari. Resta da capire come si muoverà Crédit Agricole, primo azionista di Bpm, che potrebbe valutare un’opa ora che il suo disegno industriale appare privo di sbocchi.