Il 16 maggio l’OMS ha dichiarato l’epidemia di Ebola da virus Bundibugyo in Congo e Uganda emergenza internazionale di salute pubblica. Qualche settimana prima la stessa OMS aveva confermato cinque casi di hantavirus legati ad un focolaio su una nave passeggeri che navigava nell’Atlantico meridionale, con tre decessi. A distanza di sei anni dall’epidemia da Covid-19, che ha causato almeno 7 milioni di morti e la più grande recessione economica dal dopoguerra, questi eventi, sia pure circoscritti, confermano che il rischio di nuove pandemie resta rilevante e che è fondamentale prendere tutte le precauzioni per prevenire e affrontare tali fenomeni.
Questo è il messaggio ribadito con fermezza dal convegno Democrazia e Pandemie organizzato dalla Fondazione Giorgio Cini, con oltre 40 esperti mondiali di discipline diverse e di molteplici organismi pubblici e privati, nazionali e internazionali (https://www.cini.it/eventi/democracy-and-pandemics-a-common-ground-for-prevention-and-preparedness/). È emerso chiaramente che il rischio di pandemie in un mondo con oltre 8 miliardi di abitanti e fittamente interconnesso è sempre latente. Rispetto al passato le conoscenze scientifiche e la capacità di risposta tecnologica si sono accresciute, ma i tempi di contagio su scala mondiale sono diventati rapidissimi. Anche il cambiamento climatico aumenta i rischi, per esempio quelli dello spillover, il passaggio di virus da animali a uomini.Per essere preparati è necessario muoversi in tre direzioni. Innanzi tutto, quella sanitaria, industriale e organizzativa. Servono strutture sanitarie efficienti e flessibili, con margini per la gestione di eventi eccezionali, e capacità di ricerca nelle imprese e negli istituti scientifici. Servono capacità manufatturiere e logistiche, per produrre e distribuire farmaci e altri materiali, e procedure predefinite per gestire situazioni di emergenza.






