L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) domenica ha dichiarato un’emergenza sanitaria internazionale, a causa di un raro ceppo di Ebola che ha ucciso decine di persone nella Repubblica democratica del Congo e in Uganda.

Non è ancora stata classificata come pandemia, spiega l’organizzazione, perché non ne rispetta i criteri, ma potrebbe trattarsi di un’epidemia potenzialmente «molto più estesa» rispetto a quanto attualmente rilevato e segnalato. «Un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale», che rappresenta un rischio per i paesi che condividono i confini terrestri.

L’agenzia dell’Onu ha diffuso un comunicato: fino a ieri, sabato 16 maggio, nella provincia Ituri, in Congo, sono stati segnalati 80 decessi sospetti, otto casi confermati in laboratorio e 246 casi sospetti in almeno tre zone sanitarie, tra cui Bunia, Rwampara e Mongbwalu. Un laboratorio ha confermato un caso di Ebola a Goma, nell’est del paese, sotto il controllo della milizia M23, sostenuta dal Ruanda.

«Si tratta della moglie di un uomo morto di Ebola a Bunia, che si è recata a Goma dopo la morte del marito, essendo già infetta», ha dichiarato il professor Jean-Jacques Muyembe, direttore dell’Istituto nazionale congolese per la ricerca biomedica (Inrb).