Se – per la prima volta dall’inizio della cosiddetta operazione militare speciale – il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov è costretto ad ammettere che “effettivamente ci sono, al momento, alcuni problemi” nell'approvvigionamento di carburante, ciò significa che la campagna ucraina contro siti energetici e di rifornimento russi sta davvero creando delle difficoltà a Mosca. È un’ammissione che diventa ancora più rilevante se calata nel contesto delle ultime settimane, con gli ucraini che a poco a poco stanno riuscendo a riconquistare porzioni di territorio e – cosa forse ancora più rilevante – ad assestare colpi simbolici alla Federazione russa: prima l’aver spinto Mosca a chiedere una mini tregua per scongiurare brutte sorprese durante la parata del 9 maggio, poi i droni su San Pietroburgo nel pieno del Forum economico russo. Sono tutti elementi che, messi insieme, motivano la ritrovata vigoria comunicativa del presidente ucraino Volodymyr Zelensky (intervistato oggi dal Guardian), così come l’ottimismo di alcuni analisti occidentali riguardo all’inizio di una nuova fase della guerra (si veda ad esempio Jack Watling su Foreign Affairs). Ma guai a farsi prendere da facili entusiasmi: come sottolinea ad HuffPost il direttore di START InSight Claudio Bertolotti, Mosca si sta già adattando per reagire alla nuova strategia di Kiev, e il presidente russo Valdimir Putin non ha nessuna intenzione di retrocedere dal suo progetto imperiale.