In inglese le chiamano Slapp, acronimo di Strategic lawsuits against public participation. Sono le cause temerarie che i colossi petroliferi muovono contro le associazioni ambientaliste per tentare di metterle a tacere. Ma spesso possono far male agli stessi soggetti che le mettono in campo. La risposta legale di Greenpeace International alle cause intimidatorie del gigante petrolifero Energy Transfer ha compiuto un significativo passo avanti: lo scorso 3 giugno il Tribunale distrettuale di Amsterdam, dove ha sede Greenpeace International, ha infatti respinto il tentativo della multinazionale americana di sottrarsi al processo con cui Greenpeace chiede il riconoscimento dell’illiceità delle azioni di Energy Transfer, compresa la serie di cause legali intentate contro l’associazione ambientalista negli Stati Uniti, e un risarcimento per i danni subiti. Il Tribunale ha respinto integralmente l’istanza preliminare di Energy Transfer che chiedeva l’archiviazione della causa di Greenpeace International per mancanza di giurisdizione del tribunale olandese e, in subordine, la sospensione del processo fino all'esito definitivo della causa in North Dakota. Il giudice ha concesso a Energy Transfer sei settimane di tempo per presentare la propria difesa nel merito secondo la legge olandese e nel frattempo l’ha condannata a pagare 1.495 euro a Greenpeace International per le spese processuali.