di Renato Bazzinimartedì 9 giugno 20263' di letturaNegli Stati Uniti, i Leopardi ci andranno regolarmente nonostante i dubbi delle scorse settimane. Il via libera è arrivato, con Washington costretta a concedere un’eccezione alle rigide restrizioni sanitarie previste per l’epidemia di Ebola che sta colpendo il Paese africano (ma evitata dalla Nazionale con quarantena in Belgio). Il ritorno della Repubblica Democratica del Congo sul palcoscenico iridato salda un debito vecchio di mezzo secolo. L’unica traccia lasciata ai Mondiali risale a Germania ’74. All’epoca il Paese si chiamava Zaire e il padrone assoluto era il dittatore Mobutu. Per decenni, noi occidentali abbiamo sorriso guardando il filmato di Mwepu Ilunga che esce improvvisamente dalla barriera e calcia via il pallone prima di una punizione del Brasile, liquidando il gesto come comica ignoranza del regolamento. Una risata colpevole, la nostra: la realtà era che Mobutu aveva minacciato di morte i calciatori e le loro famiglie se avessero perso con più di tre gol di scarto. Quel tiro folle sul 3-0 non faceva ridere per niente, era disperato istinto di conservazione. Oggi il Congo riparte da lì, per riprendersi la dignità, prima di tutto.RISORSE