Sono giorni agitati quelli che separano dall'inizio dei Mondiali. La Repubblica Democratica del Congo ha spostato il ritiro in Belgio. Tutti i convocati giocano in Europa, ma gli Stati Uniti impongono "la bolla". Cosa prevede la procedura di ripescaggio

«La speranza è l’ultima a morire», recita un proverbio. Nelle ultime ore si è accesa una flebile speranza, quella di vedere l’Italia ripescata ai Mondiali. Uno scenario complicato, improbabile ma non del tutto impossibile. Bisogna seguire le vicende della Repubblica Democratica del Congo e della nuova ondata di Ebola scoppiata nella parte orientale del Paese. Gli Stati Uniti, uno dei tre Paesi ospitanti, sono corsi ai ripari imponendo un periodo di autoisolamento di 21 giorni prima di poter entrare nel territorio americano a chi è stato in Congo, Uganda e Sud Sudan nelle ultime settimane. Per questo motivo, la nazionale congolese ha spostato il ritiro pre-Mondiali, previsto inizialmente nella capitale Kanshasa, in Belgio. L’ingresso dei calciatori negli Stati Uniti non dovrebbe essere un problema, ma il problema potrebbe invece riguardare lo staff proveniente direttamente dal Paese.

Le condizioni di Stati Uniti e Messico

Le condizioni della Casa Bianca sono chiare. I giocatori e i membri dello staff del Congo «devono rimanere in “una bolla” o rischiano di non poter viaggiare negli Stati Uniti. Se ci sono altre persone in arrivo – ha spiegato Andrew Giuliani, direttore esecutivo della task force per i Mondiali – devono trovarsi in una bolla separata da quella della squadra. Se dovessero arrivare e qualcuno di loro sviluppasse dei sintomi, rischierebbero di compromettere la possibilità dell’intera squadra di partecipare ai Mondiali». Altrettanto netta è la presa di posizione del Congo, che rischierebbe di saltare la prima partecipazione alla Coppa del Mondo della storia del Paese. Anche il Messico ha fatto la sua mossa, emettendo un’allerta epidemiologica in vista della gara di Zapopan, nei pressi di Guadalajara, tra Congo e Colombia.