La società di Cupertino ha deciso di usare il modello AI di Google per non doverne creare uno nuovo da zero: conversazioni, mail, ricette e calendario tra le funzioni

A due anni di distanza dal fatidico annuncio che prometteva il debutto dell’intelligenza artificiale proprietaria sui dispositivi Apple, l’azienda di Cupertino ha finalmente svelato la nuova Siri AI, la versione rinnovata del suo storico assistente vocale. Il contesto è quello della WWDC (WorldWide Developers Conference), l’evento in cui Apple mette in mostra i suoi avanzamenti a livello di software, e l’obiettivo di quest’anno era chiaro: mettersi in pari con la concorrenza (ChatGPT in primis) rimanendo fedeli agli impegni in fatto di privacy che contraddistinguono da anni l’azienda fondata da Steve Jobs, Steve Wozniak e Ronald Wayne.

Come siamo arrivati a Siri AI

Alla WWDC del 2024 Apple aveva annunciato che l’intelligenza artificiale sarebbe presto arrivata sui suoi dispositivi, ma non è riuscita a mantenere la promessa. Quest’anno ha anche acconsentito a pagare 250 milioni di dollari per risolvere una class action che ruota proprio attorno alle funzionalità pubblicizzate e mai arrivate. È di quest’anno anche la decisione della società di Cupertino di utilizzare il modello AI di Google (così da non doverne creare e allenare uno proprio da zero) concentrandosi sull’impalcatura di software con cui l’utente finale si sarebbe interfacciato. Ed ecco che la nuova Siri AI ha una scocca Apple, ma Gemini sotto il cofano. Nonostante sia un “uomo dell’hardware” come si è autodefinito, il nuovo ceo di Apple John Ternus non ha mai nascosto la sua determinazione nel voler risolvere la questione dell’IA così da poter tornare a concentrarsi su prodotti e funzionalità.