Per oltre mezzo secolo è stato solo un brutto ricordo, un capitolo chiuso nei manuali di veterinaria americani. Oggi, però, l’incubo è tornato a materializzarsi: il New World screwworm (il verme della vite del Nuovo Mondo) ha varcato nuovamente i confini statunitensi. E questa volta, la minaccia non riguarda soltanto i grandi allevamenti bovini. Tra i casi confermati, che hanno fatto scattare un’emergenza nazionale, c’è anche un cane. Un campanello d’allarme che dimostra come le barriere tra animali da reddito e animali domestici siano fragili, e di come malattie ritenute debellate possano riemergere all’improvviso. Ma cos’è esattamente questo parassita? Perché è così pericoloso e come si sta muovendo la scienza per fermarlo?
Il predatore che si nutre di carne viva
Il nome comune, “verme”, è in realtà ingannevole. Non parliamo di un batterio o di un nematode, ma della larva di una mosca: la Cochliomyia hominivorax. Ciò che rende questo insetto biologicamente terrificante è il suo ciclo riproduttivo. A differenza delle comuni larve di mosca che si sviluppano nei tessuti morti o in decomposizione, le femmine di questa specie depongono centinaia di uova esclusivamente nella carne viva degli animali a sangue caldo. Basta una ferita minuscola: il morso di una zecca, un graffio, un taglio accidentale. Quando le uova si schiudono, le larve iniziano letteralmente a scavare nei tessuti dell’ospite, nutrendosi della sua carne. Più larve possono infestare la stessa ferita contemporaneamente, provocando un rapido allargamento delle lesioni, infezioni secondarie gravissime, dolore atroce e, se non si interviene in tempo, la morte. Come spiegato dall’American Veterinary Medical Association (AVMA), i segnali clinici inequivocabili sono ferite che non guariscono ma si espandono, emanando un forte cattivo odore, secrezioni anomale e, nei casi avanzati, la presenza visibile di larve in movimento.












