La startup del Dragone è pronta a un’Ipo che potrebbe sfondare il muro dei 30 miliardi, lanciando l’ennesimo guanto di sfida agli Stati Uniti. Eppure, paradossalmente, dentro il partito c’è chi teme gli effetti collaterali dell’Intelligenza Artificiale sull’industria

Non sarà la quotazione di SpaceX, candidata quasi certa alla vittoria per la più grande Ipo della storia. Ma il boato è destinato comunque a sentirsi. Nel grande gioco dell’Intelligenza Artificiale, la Cina ha smesso da tempo di inseguire il resto del mondo. Eccezion fatta per gli Stati Uniti, loro sì, pare, copiati per certi versi dal Dragone. L’ultima conferma arriva da Moonshot, startup di Pechino che punta a raccogliere fino a 2 miliardi di dollari per arrivare a una valutazione complessiva di 30 miliardi e presentarsi così al mercato, in vista di un’Ipo alla borsa di Hong Kong per potrebbe arrivare nei prossimi mesi, forse già entro la fine dell’estate.

L’azienda madre del chatbot Kimi ha infatti proprio in queste ore avviato colloqui preliminari con potenziali investitori per raccogliere oltre 2 miliardo di dollari, secondo quanto riferito da fonti vicine alla vicenda. Le discussioni sono iniziate proprio mentre Moonshot è sul punto di chiudere un round di finanziamento guidato da Meituan, che ha già valutato l’azienda non meno di 20 miliardi di dollari dopo l’investimento. Se la startup raggiungerà il suo ultimo obiettivo di finanziamento, si tratterebbe di un aumento di sette volte della capitalizzazione rispetto a dicembre, quando la startup era valutata poco più di 4 miliardi di dollari. Poi verrà il turno del mercato, a cui spetterà l’ultima parola sul valore di Moonshot.