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Giuseppe Di Bisceglie

Nei giorni scorsi l'ennesima inchiesta a Lecce. L'agronomo Cataldo Lobascio spiega i meccanismi della contraffazione

A prima vista sembra olio extravergine d'oliva. Ha il colore giusto, un aspetto invitante e, talvolta, persino un profumo che richiama quello delle olive appena frante. Eppure, dietro quella bottiglia, potrebbe nascondersi un prodotto profondamente diverso da ciò che promette l'etichetta. «Per sofisticare un olio si parte quasi sempre da materie prime di scarso valore economico», spiega l'agronomo ed esperto di olio extravergine Cataldo Lobascio. «Si utilizzano oli ottenuti da olive di bassa qualità oppure oli provenienti da altre matrici vegetali, come girasole, colza o altri semi. L'obiettivo è semplice: abbattere i costi mantenendo un'apparenza accettabile».

La deodorazioneLa trasformazione avviene attraverso una serie di processi che consentono di cancellare le caratteristiche originarie dell'olio e ricostruirne artificialmente l'identità. Il primo passaggio è la deodorazione. «L'olio viene sottoposto a trattamenti termici che eliminano gli odori sgradevoli», spiega Lobascio. «Difetti come rancido, avvinato, muffa o riscaldo vengono praticamente cancellati. Alla fine del processo si ottiene una materia grassa neutra, senza profumi riconoscibili», aggiunge.