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Redazione online
L'inchiesta della Procura di Lecce partita dal ritrovamento, in uno stabilimento salentino, di olio risultato con qualità organolettiche di scarso livello, che veniva "sistemato" con sostanze deodoranti. Il ministro Lollobrigida: «L'operazione conferma l'efficacia dei controlli»
Avrebbero commercializzato olio proveniente da Paesi extra Ue alterato e non genuino, spacciandolo per extravergine e vergine europeo. La guardia di finanza di Casarano (Lecce) ha notificato un avviso di conclusione delle indagini nei confronti di nove persone residenti in Puglia, Sicilia e Toscana, indagate per frode nell'esercizio del commercio, vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine, falsità ideologica nei registri telematici Sian, nonché di emissione di fatturazioni false. Il valore dell'illecito accertato ammonta a tre milioni di euro.
L'inchiesta, coordinata dalla Procura di Lecce, prende avvio dal rinvenimento in uno stabilimento oleario salentino, di diverse partite di olio extravergine, ovvero olio vergine di oliva di origine nazionale (Ue e non Ue) per complessivi 90 mila chili circa, le quali, sottoposte a campionamento e analizzate dal Laboratorio Icqrf di Catania, risultavano irregolari non solo per le caratteristiche organolettiche ma anche per la difformità dei parametri di purezza rispetto ai valori previsti dalla vigente normativa Ue, poiché sofisticati con oli diversi da quelli di oliva. L'indagine ha portato al sequestro di sostanze atte a deodorare oli con pronunciati difetti organolettici (oli di oliva lampanti), nonché ad aromatizzarli per conferire loro sentori tipici degli oli extravergini di oliva.








