Il crescente utilizzo dell'intelligenza artificiale negli ambienti professionali sta generando nuove forme di opposizione, non solo per ragioni tecniche o economiche, ma anche per motivazioni legate alle convinzioni personali e religiose. Un caso recente negli Stati Uniti potrebbe rappresentare un importante precedente in questo ambito.
Erin Maus, ingegnera informatica di 34 anni impiegata presso un'azienda tecnologica nel North Carolina, ha ottenuto dal proprio datore di lavoro un'esenzione religiosa che le consente di svolgere le proprie mansioni senza ricorrere a strumenti di intelligenza artificiale. La lavoratrice appartiene alla comunità religiosa unitariana universalista, una tradizione caratterizzata da una visione pluralista e fondata sul rispetto della dignità di ogni individuo.
Nel mese di aprile, Maus ha sostenuto che l'utilizzo dell'AI fosse incompatibile con i propri principi religiosi, richiamando preoccupazioni di natura etica e ambientale. A metà maggio l'azienda ha accolto la richiesta, autorizzandola a continuare a programmare e revisionare il codice manualmente, senza il supporto di strumenti basati sull'intelligenza artificiale.
Intelligenza artificiale e religione: si apre un nuovo dibattito etico-tecnologico










