Una trentenne della North Carolina ha ottenuto una dispensa dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale per motivazioni religiose, scrive Business Insider: crede infatti che l’AI non soltanto sottragga dignità alla persona, ma abbia ricadute ambientali ed etiche che le causano un certo disagio. La trentenne della North Carolina è una universalista unitariana, setta protestante talmente radicale da essere blanda, poiché disconosce la fede in un Dio personale, men che meno quello biblico e incarnato, al punto da contemplare nelle proprie fila atei, agnostici e politeisti; segno che è una religione in cui non conta tanto cosa si creda, quanto crederci in modo incrollabile. Purtroppo la trentenne del North Carolina fa di mestiere l’ingegnera informatica, ragion per cui – a differenza di qualsiasi collega – passa le giornate a programmare a mano, anziché sbrigarsi prima (e annoiarsi di meno) grazie all’aiutino tecnologico.Prima di criticarla, o deriderla, o confutare le profonde ragioni teologiche da cui è mossa, sarebbe bene tuttavia farci un esame di coscienza. Scopriremmo che tutti noi calibriamo l’utilizzo dell’AI su motivazioni religiose, in quanto il nostro approccio – sia che elogiamo l’umanità della macchina che ci risponde, sia che paventiamo un futuro in cui la macchina malvagia farà polpette di noi sopraffacendoci – è determinato dalla convinzione irrazionale che lo strumento con cui interagiamo sia in realtà dotato di sensibilità e ragione, esattamente come una persona. Quando parliamo dell’intelligenza artificiale, all’improvviso diventiamo tutti animisti.